
NATO
DUE VOLTE
Una storia di come la terapia si è evoluta attorno al Maestro
(Osho Times Italiano, 2008)

SVARUP
Imparare a prendersi cura e a “tenere lo spazio”
Quando arrivai da Osho, all’inizio degli anni ottanta, portavo con me
uno zaino multicolore di cultura degli anni settanta, culminati in cinque anni
di lavoro e training a Londra con R.D.Laing , e anche una valigia un po’
malconcia di studi filosofici e ideologia politica del sessantotto a Roma…
Nulla mi aveva preparato per la completa rivoluzione che accadde nell’incontro
col Maestro. Molto rapidamente, la quotidianità della vita di Comune
e la fragranza di amore attorno ad Osho, spazzarono via sia il mio gusto selettivo
per le esperienze “straordinarie e speciali”, che la mia preferenza
per il gergo intellettuale di sinistra. …Ritrovai istantaneamente un certo
sapore di innocenza e apertura del cuore che avevo perduto attorno ai cinque
anni, questa volta con la comprensione adulta che questo stato aveva un valore
spirituale. Ero arrivata a casa.
Durante il periodo in cui Osho era a Rajneeshpuram, negli Stati Uniti, l’enfasi dell’esperienza attorno a lui era posta sul lavoro come meditazione: non importa quello che fai, ma come lo fai! Durante quel periodo, ebbi l’occasione di sperimentare diversi tipi di lavori che non avrei mai fatto in una vita “normale”: dal servire nel ristorante “Zorba the Buddha”, al fare la “buttafuori” nella Disco di Osho, al contribuire come “giornalista” proprio a questa rivista che stai ora leggendo, naturalmente allora in formato diverso, e col titolo “Rajneesh Times”. Non lo sapevo allora, ma stavo imparando qualcosa di molto importante e valido anche nel contesto dell’essere un terapista. La cura, la presenza, l’essere meditativi che sono fattori essenziali nel “mantenere lo spazio” per il cliente, sono altrettanto importanti ed efficaci quanto i momenti brillanti di comprensione e intuizione…
PREMARTHA
Come mi sono innamorato della Osho Primal
La prima volta che vidi la Osho Primal in azione fu alla RIMU . Ero stato inviato
dalla Comune di Osho De Stad in Olanda, per ricevere la formazione come Terapista
di Osho, allora conosciuto come “Rajneesh Therapist”.
Entrai nella stanza in cui stava avendo luogo la Primal. C’erano più
o meno un centinaio di partecipanti, e in quel preciso momento sembrava di essere
in un manicomio. La gente stava facendo catarsi dappertutto. Il terapista stava
dicendo ad un assistente che questa particolare struttura che lui stava conducendo
nel gruppo doveva essere usata con grande attenzione, in quanto la gente poteva
davvero esplodere. Mi chiesi cos’altro poteva accadere, oltre a quello
che già stava accadendo davanti ai miei occhi.
Mi innamorai istantaneamente.
Probabilmente, il miscuglio di grandi esercizi e strutture con il rilascio di
ogni tipo di emozioni era per me irresistibile.
Quand’ero bambino, in un paesetto dell’Olanda del sud, ogniqualvolta
c’era una festa di nozze, c’era sempre un animatore locale che faceva
partecipare gli ospiti a diversi giochi. Io, in realtà, da bambino ero
piuttosto riservato, e preferivo non essere scelto come protagonista di questi
giochi. Tuttavia, il modo in cui la gente diventava più viva nel seguire
le sue istruzioni, mi sembrava come magico. All’improvviso, dl loro abituale
stato di adulti seri, i partecipanti diventavano bambini pazzerelli, che ridevano,
danzavano, cantavano. Forse, quel giorno alla RIMU, in un modo del tutto inatteso,
mi rammentò di tutto questo, risvegliando in me un desiderio latente
di portare maggiore vitalità nella vita della gente.
Il terapista che stava conducendo il gruppo stava guidando I partecipanti a
rivivere il sentire negato nell’infanzia, e la gente stava davvero lasciando
andare grossi e vecchi fardelli. Era davvero visibile come la stanza si stesse
alleggerendo momento per momento. Ecco…Avevo trovato la mia vocazione.
Non ebbi alcun dubbio, e mai provai alcun dubbio più tardi, che questa
fosse la mia strada. Semplicemente sapevo di aver trovato quello che cercavo.
SVARUP
Imparare a tirarsi da parte
Quando Osho ritornò a Poona, la focalizzazione del suo lavoro su di noi
si spostò sulla meditazione: il sogno di vivere tutti insieme in una
società alternativa e utopica venne sostituito dall’esperienza
della “Scuola dei Misteri”, un raduno di ricercatori che andavano
e venivano nell’Ashram, mantenendo la propria indipendenza economica e
il proprio stile individuale di vita. E di nuovo, ebbi il privilegio di essere
“ingaggiata” a fare un lavoro nel quale non mi sarei mai imbattuta
nel “mondo”: mi venne dato il compito di assegnare I posti a sedere
per I Discorsi di Osho, e fare in modo che, di sera, quando accadevano, tutti
trovassero il loro posto nell’Auditorio Chuang Tsu, molto più piccolo
dell’Auditorio che c’è ora a Poona… Questo regalo mi
permise di essere “esposta” in modo diretto e continuo all’atmosfera
di questi discorsi e alla presenza del Maestro. Sperimentai la sua incredibile…maestria…nel
sottoporci a cambi improvvisi della nostra limitata prospettiva. A volte, questo
era divertentissimo e gioioso, ma altre volte le rocce della struttura della
mia personalità facevano tanto male nell’essere esposte e demolite.
E di nuovo, non sapevo che questo si sarebbe più tardi rivelato come
un’altra pietra miliare nella mia formazione come Terapista di Osho…stavo
imparando a tirarmi da parte, vivendo in fiducia pur non sapendo davvero in
che direzione il Maestro mi stesse portando, e riconoscendo quanto è
doloroso resistere a questo…
PREMARTHA
Il confronto incontra la compassione
Qualche anno dopo, nell’Ashram di Poona, io stesso conducevo la Primal.
Il gruppo era tenuto nelle “chambers”, gli scantinati, sottoterra,
nel profondo del ventre dell’Ashram.
Era il mio momento per creare lo spazio per la catarsi. Amavo tantissimo la
sensazione che tutto era possibile, l’alta energia, la follia, il confronto.
Non avevo ancora colto le finezze del lavoro della Primal, ma ero entusiasta,
e mi piaceva vivere il momento con questa energia così grande. Il lavoro
era molto intenso, e naturalmente c’era un prezzo da pagare. A volte,
avevo l’aspetto di uno che viveva in modo permanente in cantina, ma anche
se apparivo così, io ero proprio felice di far parte del lavoro di Osho.
Di solito, si lavorava in coppia, uomo e donna, per ricreare in un certo modo
le figure genitoriali, ma anche per guarire questa proiezione. Il lavorare in
coppia a volte era un gran successo, una storia d’amore nel campo della
creatività, e invece a volte era proprio difficile. In ogni caso, come
partners nel lavoro ci insegnavamo a vicenda I metodi che conoscevamo. Imparai
in modo approfondito molte tecniche terapeutiche, come la Gestalt, le regressioni
guidate, Bioenergetica, Psicodramma, Catarsi, Respiro, addirittura tecniche
per l’accesso alle vite passate, e Encounter.
In quel periodo, dal mondo arrivavano in continuazione nel Buddhafield nuovi
processi terapeutici. Spesso, questi nuovi metodi contenevano un atteggiamento
critico nei riguardi della relazione tra Maestro e Discepolo. In quel caso,
Osho chiedeva ai terapisti che avevano portato il nuovo gruppo nel Buddhafield
di ridare valore a questa connessione. Per attualizzare questo cambiamento,
era necessario modificare questi processi. E dato che coloro che apportavano
le modifiche avevano bisogno di feedback, a noi, gli altri terapisti, veniva
offerta l’opportunità di farci avanti come “cavie”
e sperimentare i gruppi “modificati” su noi stessi.
In questo modo, potei fare diretta esperienza dei gruppi più nuovi, arrivati
freschi dal mondo. Mi innamorai di molti di questi gruppi. A un certo punto,
incontrai una terapista che era appena entrata a far parte del Dipartimento
Gruppi, ma che aveva tanta esperienza di lavoro come terapeuta nel mondo. Lei
lavorava in un modo che non avevo mai sperimentato prima d’allora. Insieme
alla ben nota provocazione e al confronto, lei introdusse la compassione, la
comprensione, e la capacità di lasciare che le cose accadessero da sé.
Nel partecipare al suo gruppo, potei vivere direttamente sulla mia pelle la
differenza. Il processo era centrato sulle tematiche irrisolte dell’infanzia,
e a un certo punto, affrontando come avversario mio padre, le mie mani sanguinavano
per via dell’intensità della catarsi. Arrivò un assistente,che
disse, con tutte le buone intenzioni, “continua, non far caso al sangue”.
Lui non poteva sapere che questo era esattamente l’atteggiamento di mio
padre. In quel momento vissi come una sovrapposizione di realtà, che
mi fece drizzare i capelli. In quel momento, apparve la terapista, che disse:
“Premartha, fermati, non è necessario che tu ti distrugga le mani
per tuo padre”. Questa frase riverberò in me. Ebbe un effetto profondo,
non solo a livello private, ma anche a livello professionale. Era forse un episodio
piccolo, ma fu l’inizio di una comprensione totalmente nuova della terapia.
Io amavo i nuovi gruppi, e fui formato per condurne diversi. E questo periodo
fu di grande apprendimento. Ma nonostante tutto questo, io rimasi fedele al
lavoro di Primal. Così, continuai ad assistere e imparare, ma ciò
di nuovo che comprendevo, lo applicavo poi nella Primal in modo diverso.
SVARUP
Imparare a lasciare che le cose accadano
Nei miei primi anni attorno al Maestro, avevo perduto il mio “titolo”
di “terapista” col quale ero arrivata da Osho, ed ero diventata
un membro della Comune, una lavoratrice e una meditatrice.
Nonostante ciò, durante quel periodo mantenei una connessione col lavoro
di terapia sostenendo Premartha, che a quei tempi era già un terapista
di Osho riconosciuto, nei gruppi che lui offriva nei centri di Osho in Europa.
Il desiderio di quella particolare intimità, dello spazio di amore, della
focalizzazione che i gruppi di terapia offrono, era ancora presente in me.
Proprio quando avevo iniziato a radicarmi nella routine della mia realtà
nella Comune, godendo profondamente dell’ordinarietà della mia
posizione al suo interno, la terapia rifece capolino sull’orizzonte di
Poona…in un brevissimo lasso di tempo, mi venne chiesto di partecipare
a due training per facilitare la Mystic Rose e il Born Again
Un interessante cambiamento di circostanze, anche perchè entrambi questi
metodi richiedevano un approccio assolutamente non intellettuale. Fondamentalmente,
mi si stava invitando ad imparare a come lasciare che le cose accadano da sé
…
PREMARTHA
L’apertura di un sentiero unico verso la meditazione.
Comunque lavorassimo, fino a un certo punto la nostra enfasi rimaneva sempre
sul bambino ferito. Era quello il bambino da liberare dagli artigli del passato.
Nel proporre le terapie meditative, Osho introdusse un punto di vista completamente
diverso. Per me, specialmente il Born Again aveva una qualità unica.
Alla mia amata Svarup arrivò subito l’invito ad imparare a condurre
questa meditazione. Per le fu subito una storia di amore. Io mi incuriosii.
Dopo poco, ricevetti anch’io l’invito a imparare il Born Again.
Come partecipante, essere per un’ora un bambino in uno spazio aperto,
fu un’esperienza molto importante. Nel bellissimo Samadhi, diventare di
nuovo bambino, iniziare a giocare, a parlare in Gibberish, scoprii un lato del
bambino in me che fino ad allora non avevo esplorato mai nella Primal.
Facilitare il processo fu anche quello una sorpresa. Il non sapere che cosa
stava accedendo, senza una direzione specifica, seguendo l’energia, fu
un’esperienza del tutto nuova. Il terapista di Primal in me si sentiva
sprovveduto, ma il bambino in me chiaramente adorava tutto questo. Dopo aver
giocato per un’ora, c’era un’altra ora di silenzio. La combinazione
di queste due cose era strabiliante. Per la prima volta, potevo sperimentare
consapevolmente quanto l’essere bambini si avvicina allo stato della meditazione.
Dovenne chiaro per me che l’enfasi sul bambino ferito era necessaria nel
lavoro di Primal. Ma divenne anche chiaro che, insieme al bambino ferito in
noi, vive un bambino naturale, selvaggio, essenziale, che nell’apparire
in scena può davvero provocare grandi cambiamenti. Questo bambino può
trovare gli adulti attorno a sé molto noiosi, ed esprime la sua verità
ogniqualvolta lo sente. Era arrivato il momento di onorare questo bambino, e
dargli il posto che gli spettava di diritto nel lavoro. E così arrivò
il bambino. E immediatamente rivoluzionò la Primal. La Primal divenne
molto puù divertente, buffa, comica, dolce e tenera. Non si trattava
di indirizzarsi nel lavoro solo all’adulto represso, si trattava di fatto
di ridiventare di nuovo il bambino naturale, aprendo in questo modo un sentiero
unico verso la meditazione.
Questo fu l’ultimo grande regalo di Osho al lavoro di Primal, proprio
prima che lasciasse il corpo. L’ultimo dono che ricevetti da lui personalmente,
fu quando gli inviai la richiesta di un nuovo titolo per un gruppo che stavamo
sviluppando. Arrivò la risposta: “ Crea l’idea da te, e poi
verifica con Prasad”. L’amato Prasad lasciò il suo corpo
poco dopo Osho, per cui ora devo verificare con il mio Prasad interiore.
SVARUP
Solo il bambino può avvicinarsi al Maestro.
Molto presto mi innamorai dello spazio del Born Again, sentendo molto chiaramente
come l’attingere allo spazio del bambino, presente in tutti noi, era un’apertura
diretta all’essenza della meditazione. Ridiventare bambini significava
abbandonare tutte le agende, e vivere pienamente il momento: un bambino non
programma la costruzione di un castello di sabbia, o l’orario da dedicare
alla rincorsa delle farfalle, le cose semplicemente accadono…l’essere
nell’atmosfera del Born Again cambiava chiaramente la qualità del
resto della giornata non solo per i partecipanti, ma anche per me…
Questa esperienza culminò il giorno in cui Osho lasciò il corpo.Mentre
questo stava accadendo, io ero –naturalmente senza sapere cosa stesse
accadendo- nella stanza accanto, nel Chuang Tsu Auditorium, a facilitare il
Born Again. La qualità della sessione di quel pomeriggio era particolarmente
squisita, molto silenziosa e delicata. Tornai a casa colma di una sensazione
di quiete e pace. Poco dopo, arrivò la notizia che il mio amato Maestro
aveva lasciato il corpo…
Qualche giorno dopo, feci un sogno, così vivido e semplice che lo sento
ancor oggi come reale e presente.: stavo cercando di raggiungere il Maestro.
Sapevo che stava morendo, e potevo vederlo da una grande finestra di vetro.
Ma mi venne impedito di entrare. Mi venne ditto: “Solo il bambino può
entrare”…e allora, vidi un bambino che entrava nella stanza di Osho,
silenzioso ed innocente, che rimase in piedi davanti a lui, in una comunione
di cuore con il Maestro.
Sento che questo fu il messaggio finale per me: nella dimensione della verità, della bellezza e della bontà, solo il bambino ha il permesso di entrare: e non è il bambino ferito delle terapie occidentali, quello che noi dobbiamo guarire e fortificare. No, è il bambino di cui parlano i mistici, l’espressione di ciò che è originale, naturale ed essenziale nel nostro essere…
E questo, proprio questo, fu in qualche modo misterioso il passo finale che
riaprì per me le porte della terapia come parte della mia vita e del
mio lavoro.
Uno o due mesi dopo che Osho aveva lasciato il corpo, fui invitata prima a condurre
in coppia, e poi da sola i gruppi di Primal nell’Ashram di Poona.
Dovetti riesumare dai miei cassetti interiore le mie vecchie credenziali, e
riprendere un certo potere di condurre le persone a rivivere ed esprimere le
loro emozioni negative. Provai la gioia di essere al centro di un’energia
molto alta di confronto e rilascio, con la celebrazione per aver ritrovato la
forza e la volontà di vivere che ne conseguiva …
Ma comunque, qualche cosa che aveva a che fare con quel misterioso messaggio,
“solo il bambino può avvicinarsi al Maestro” sin dall’inizio
aggiunse una nuova dimensione al lavoro di terapia….era come se per la
prima volta nella mia vita tutti I diversi ruscelli che mi avevano condotta
fino a quel punto confluissero in un’unica corrente, che includeva comprensione,
guarigione, espressione, insieme consapevolezza, meditazione, e a quel tocco
di magia che amavo così tanto da bambina…
SVARUP & PREMARTHA
Nato due Volte
“Creare l’idea da me” e “Solo il bambino può
avvicinarsi al Maestro” sono diventati le fonti principali da cui I nostri
gruppi di Primal sono diventati una bella presentazione della visione di osho,
sempre con una bella catarsi e confronto inclusi, ma anche con tanto colore,
delizia e gioia.
Al punto che, dall’essere originariamente un processo che la gente doveva
attraversare sentendo un grande sollievo quando terminava, ora è diventato
una creazione che la gente vuole ripetere diverse volte.
Osho chiama il rinascere come bambino “Dwijia”, Nato due Volte.
Abbiamo preso questo titolo per il nostro lavoro, dato che in essenza è
ciò che amiamo trasmettere.
Nato due Volte,
La prima nascita ti è data dai genitori,
E’ inconsapevole,
La seconda nascita ti viene data dal Maestro,
E’ dare a te stesso una nuova nascita,
E’ diventare consapevoli.