add_action('wp_footer', function () { echo ''; }, 99); Articoli – Primal Tantra https://www.primaltantra.com/it/ PrimalTantra with Svarup Tue, 06 Mar 2018 11:45:23 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1.3 https://www.primaltantra.com/wp-content/uploads/2018/02/cropped-500-1-150x150.png Articoli – Primal Tantra https://www.primaltantra.com/it/ 32 32 Identità e Identificazione del terapista – Svarup – ReNudo 2018 https://www.primaltantra.com/it/identita-e-identificazione-del-terapista-svarup-renudo-2018/ Tue, 06 Mar 2018 11:45:23 +0000 http://primaltantra.com/?p=2922 Quando sono approdata a OSHO, ero già una giovane terapista.

 

Mi ero formata a Londra negli anni settanta con R.D.Laing, uno dei guru più famosi del movimento di antipsichiatria. I’idea dietro a questo movimento era, con parole di Laing, che se un gruppo di aerei vola in formazione questo non significa che essi siano “normali”. Forse proprio l’aereo, l’individuo, che vola da solo fuori rotta è quello normale.

 

I mei anni con Laing sono stati incredibili, avventurosi e sicuramente fuori rotta. Io, giovane ribelle inesperta ed entusiasta, gestivo una comunità per persone che erano incorse o rischiavano di incorrere, nell’ospedalizzazione e conseguente trattamento per disturbi mentali.

Nella comunità non c’erano psicofarmaci, solo un gruppo di persone alla ricerca della loro integrità psicofisica. Ogni tanto qualcuno attraversava un episodio psicotico, e un gruppo di amici esterni veniva a sostenerlo insieme a me con l’occasionale presenza di Laing. Devo dire che attraverso la dedizione di queste persone, studenti, antropologi, psicologi e ricercatori, e il genio folle di Laing, la persona tornava in sé, magari dopo una o due settimane senza sonno per tutti.

 

In questo ambito, ho imparato il servizio, la cura per gli altri, l’andare fino in fondo con qualcuno.

Ma raramente avevo il tempo o l’inclinazione a guardarmi dentro: la ricerca dello straordinario era per me anche una diversione dalle mie tematiche irrisolte. Era un modo, mi resi conto più tardi, per lasciare che fossero gli altri, i “pazienti” a vivere ed agire il mio caos interiore. In quel periodo, ero fermamente identificata col mio ruolo di terapista “sana” amica dei “matti” contro l’establishment…

 

A un certo punto, il mio corpo ha ceduto. Troppe nottate, troppa follia, e soprattutto tanto diniego del dolore che sentivo dentro e che assorbivo dagli altri. Sono tornata in Italia.

 

Alla fine di un anno di grande disorientamento, confusione e ricerca, ho trovato OSHO, a quel tempo Bhagwan Shree Rajneesh. Per la prima volta dopo diversi anni, ho fatto qualcosa di veramente sano per me stessa. Ho cominciato a fare le sue meditazioni attive, che includevano catarsi e silenzio, follia e saggezza in ugual misura.

 

Dopo un po’, mi sono ritrovata a Poona, nel suo Ashram, portandomi dietro la mia fama e la mia identità di terapista Laingiana.

Ovviamente, mi aspettavo di continuare ad essere una terapista, e di semplicemente trasferire le mia capacità e qualifiche al lavoro individuale e di gruppo che accadeva attorno al Maestro.

 

Con mia grande sorpresa, quasi subito mi è stato detto di smettere di fare la terapista, e mi è stato assegnato un altro lavoro, quello di occuparmi insieme a un paio di altre ragazze della vendita dei biglietti per i discorsi di OSHO, che allora accadevano ancora in un luogo che non poteva contenere le migliaia di persone che continuavano ad arrivare.

Era un lavoro di calcolo, un contatto con le persone che venivano a fare la fila per i limitati biglietti che mi sembrava estremamente superficiale e fuggevole. Mi sentivo invisibile, e non riuscivo proprio a capire perché queste mia qualità di terapista, guadagnata a costo di sofferenza e notti insonni, non potesse essere utilizzata in questo nuovo contesto.

 

Scrissi una lettera a OSHO, chiedendogli come mai questa scelta di escludermi dal lavoro con gli altri. La sua risposta giunse il giorno stesso: “Non importa quello che fai, ma come lo fai…goditi la vita…”

 

Inizialmente, non capii. Mi sentii di nuovo incompresa, sminuita. Passai un periodo di grande rabbia, dolore e confusione. Ma continuai a vendere i biglietti.

Poi però, piano piano, il suo messaggio si fece strada. Seduta all’ombra di un grande albero all’aperto, circondata dalla natura tropicale e dai suoni di pavoni, rickshaws, e musica, cominciai a connettermi in modo nuovo con le persone che venivano a comprare i biglietti. Senza la “protezione” del mio vecchio ruolo, potevo parlare con chiunque liberamente, ridere e scherzare come non avevo fatto da tanto, e soprattutto senza dovermi accollare il loro dolore e sentirmi migliore di loro per questo. Dopo tutti quegli anni straordinari, finalmente scoprii l’ordinarietà, il semplice contatto umano.

 

Nel frattempo, OSHO aveva creato una processo di terapia “meditativa”, la Mystic Rose. Si chiamava “terapia” in quanto aveva degli effetti di grande guarigione sull’emotività, e “meditativa”in quanto creava uno spazio di silenzio e consapevolezza. La Mystic Rose consisteva di una settimana di ridere senza motivo per tre ore al giorno, una settimana di pianto senza motivo per tre ore al giorno, e alla fine una settimana di silenzio e osservazione per tre ore al giorno. I terapisti che la conducevano dovevano semplicemente introdurre il processo e poi ridere, piangere e meditare proprio come i partecipanti.

Quando mi venne chiesto di imparare a condurre questo processo, ero pronta. E ogni Mystic Rose che condussi in quel periodo fu per me di profonda guarigione esattamente quanto lo fu per i partecipanti. L’ultima che condussi fu proprio quando il Maestro lasciò il corpo, e la grande sfida fu ridere e piangere e meditare di fronte alla perdita di OSHO nella sua forma fisica. Un grande regalo, davvero.

 

Nel giro di poco tempo, mi fu chiesto di condurre gruppi di Primal, un lavoro sul decondizionamento dalle problematiche dell’infanzia, che diventò il mio grande amore, e che ancora conduco in giro per il mondo insieme al mio compagno Premartha.

 

E in questo nuovo contesto incontrai di nuovo lo spettro dell’identificazione. Parte del lavoro di Primal è la ribellione, la catarsi, l’espressione di ciò che è rimasto bloccato dentro dall’infanzia. Incitare ribellione mi risultava facile, e i partecipanti ne traevano davvero beneficio.

Inizialmente, mi identificai di nuovo senza rendermi conto nella “salvatrice ribelle”, che si accollava la causa di tutti gli altri bambini del mondo, ma non riusciva a lasciarsi andare alle sue fragilità, sia come figlia che anche come madre. Era difficile per me come terapista toccare e trasmettere compassione, compassione per l’imperfezione umana dei nostri genitori, compassione per noi stessi e gratitudine per la vita che ci è stata comunque donata. Lo sentivo inizialmente come una perdita di potere.

 

Sono davvero stati i partecipanti ad insegnarmi a rispettare la vulnerabilità in me e negli altri, e a scendere dal mio cavallo di battaglia. Per tutti, chi più e chi meno, la rabbia era solo un passaggio verso un sentire più delicato e empatico. Riconoscere questo sentire in loro passava attraverso il riconoscimento di questo sentire anche in me stessa….nei primi anni di questo lavoro piansi tanto, specialmente quando i partecipanti toccavano la ferita dell’abbandono. E questa volta non piangevo per loro, ma con loro, sentendo non solo di avere subito anch’io questa ferita, ma di averla anche inflitta a mio figlio.

 

Quello che ho imparato da tutto ciò è che il lavoro di terapia apporta un grande beneficio anche se il terapista si barrica dietro al suo ruolo, ma che la più grande trasformazione è quella che terapista e partecipante condividono quando c’è fluidità e amicizia, non più separazione ma scambio.

E che non bisogna mai dimenticarsi di nutrirsi, di godere la vita nei suoi aspetti più umani e ordinari.

 

 

 

 

 

 

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L’Alchimia della Gratitudine (Intervista Osho Times Italiano Marzo 2018) https://www.primaltantra.com/it/lalchimia-della-gratitudine-intervista-osho-times-italiano-marzo-2018/ Tue, 09 Jan 2018 14:03:45 +0000 http://primaltantra.com/?p=2838 1.      Cos’è per voi la gratitudine?

Svarup:

Percepisco la gratitudine come uno stato luminoso e leggero dell’essere, rilassato ed espanso. Quando sono grata, apprezzo la vita nella sua totalità, e sento che va tutto bene, che sto ricevendo esattamente ciò di cui ho bisogno. Questo sentire viene dal profondo del mio cuore e mi rende fiduciosa e ricettiva verso l’esistenza.

Di certo l’esistenza non è lineare come la nostra mente logica, per cui le cose magari non arrivano nel modo in cui ce le aspettiamo. La vita si muove in modo più organico: a volte, riusciamo a cogliere i doni nascosti in un’esperienza difficile solo alla sua conclusione.

Ho sperimentato un profondo e continuo senso di gratitudine qualche mese fa, in una stanza di ospedale a Istanbul, dopo un grave incidente che ci ha costretti entrambi a smettere per un po’ di “fare” e a entrare in sintonia con l’ “essere”.

Questo è successo nella notte più sacra per l’Islam, che si chiama Bhairam. Durante quella notte, si dice, i tuoi desideri più profondi si avvereranno. Io ero in uno stato di shock dopo l’incidente e quella notte la mia mente non era in grado di formulare alcun desiderio.

Ma la mattina successiva, proprio al mio risveglio in questa stanza d’ospedale aliena, con vista su una interminabile linea di grattacieli, ho capito. Mi è arrivata un’immagine della nostra casetta sull’isola di Lesbos e il mio cuore si è rilassato. Era da un po’ che desideravo fare una pausa più lunga dal lavoro e assaporare la vita di tutti i giorni a casa. La vita nella sua saggezza mi aveva condotto esattamente dove avevo bisogno di essere. Di certo non avrei immaginato che sarebbe accaduto in quel modo, dovendo annullare impegni e appuntamenti, ma dal profondo del mio cuore potevo riconoscere come questo “stop” facesse parte di una visione molto più ampia.

Questa realizzazione cominciò ad aprire uno spazio interiore di gratitudine ancora più vasto, gratitudine verso la vita, verso tutti gli amici e compagni di viaggio che ci erano vicini in quel momento in un cerchio di amore e luce.

Questa gratitudine era alchemica. Cominciai a vedere lo staff dell’ospedale in una luce diversa, come esseri umani amichevoli e sensibili. Alla fine, quando lasciammo l’Ospedale alla volta del nostro uliveto in Grecia, erano cresciuti tra noi e loro un senso di intimità e dolcezza e una fragranza di guarigione. Alcuni di loro chiesero addirittura se eravamo insegnanti di qualcosa, perché c’era un’energia così positiva attorno a noi. Con la coda dell’occhio intravedevo Osho che ridacchiava…

 

Premartha:

La gratitudine è uno stato dell’essere. Non è necessariamente un’azione, o visibile. È un sentire privato, non è qualcosa che puoi produrre. In effetti, è sempre presente. Senza gratitudine non saremmo in grado di vivere molto a lungo.

C’è gratitudine in ogni azione, perché in ogni azione c’è uno scambio. Puoi sentirlo proprio adesso, nella tua vita attuale: c’è sempre della gratitudine. Ti fa muovere, ti fa agire…

Quando arriva, la gratitudine ti rende morbido e dolce. Intenerisce la vita e porta via il dolore dal corpo.

Ho sperimentato la gratitudine in due forme: gratitudine ricevuta, gratitudine offerta. Tutt’e due sono importanti. C’è grazia nell’essere presente e offrire gratitudine, ma è essenziale anche riceverla.

Qualche tempo fa ho avuto un incidente. Sono caduto dalla montagna a Hizir Camp, nell’Anatolia Turca. Il mio corpo è stato schiacciato, lacerato e si è rotto. Sembrava che fosse arrivata la fine.

Ma nel periodo successivo mi sono arrivati così tanto sostegno e cura che non c’era modo di lasciare questa vita. A un certo punto, il mio corpo dovette essere trasportato dalla Turchia a Lesbos, la nostra casa Greca. Ci fermammo in un posto di ristoro, un luogo semplice. Con l’aiuto di tutti, fui trasportato fuori dall’auto. Non riuscivo quasi a riconoscere il mio corpo, ma questo non sembrava influenzare l’allegria generale. All’improvviso, fui travolto da un’ondata di gratitudine, così deliziosa, così bella, così misteriosa… Non capivo che cosa stesse accadendo, non ne comprendevo l’origine, ma le lacrime cominciarono a scorrermi lungo le guance. Per nessuna ragione apparente, sentii la gratitudine che toccava il mio cuore.

 

2. Che posto ha la gratitudine nel vostro lavoro?

Svarup:

La gratitudine è importante perché è connessa alla fiducia, al rilassamento e alla ricettività. E queste qualità sono essenziali per vivere la vita in amore, creatività e meditazione.

Ma non è facile non lottare con la vita e arrendersi a ciò che arriva. Siamo spesso troppo impegnati, o a cercare in tutti i modi di arrivare dove pensiamo di dover essere, oppure a isolarci perché sentiamo di non poterci fidare di quello che arriva. Questa tensione interiore ha spesso origini profonde nella nostra infanzia.

Riscoprire in noi la gratitudine è un passaggio essenziale nel nostro lavoro di Primal.

Da piccoli, abbiamo dovuto tutti imparare a dire “grazie” per quello che ricevevamo dai nostri genitori, nel bene e nel male. Non eravamo in grado di discernere tra ciò che volevamo accettare da loro e ciò che non ci apparteneva. Eravamo obbligati a ricevere tutto, compreso il loro dolore nascosto e i loro fardelli. Cercavamo in tutti i modi di renderli felici, anche a costo di sacrificare la nostra vera natura.

Più tardi, nella nostra vita adulta, questo senso di obbligo, questo stress, diventa un muro solido che ci impedisce di interagire con la vita in fiducia e ricettività. È una tensione interiore che blocca la nostra capacità di riconoscere ciò che ci nutre e di ricevere le benedizioni che la vita ci impartisce in tanti modi diversi.

Nel lavoro di Primal, il primo passo è riconoscere ed esprimere tutte le emozioni che ci si sono accumulate dentro da bambini. Ma una volta che il legame malsano con i genitori si è dissolto, ci si sente vuoti e vulnerabili. Il nostro bambino interiore ha ancora bisogno dei suoi genitori… E questo è lo spunto giusto per la vera gratitudine.

Quando comprendiamo che non c’è più alcun prezzo da pagare e nessun fardello di cui doversi caricare per loro, possiamo vedere i nostri genitori  sotto una luce diversa. Come esseri umani, con un lato oscuro e un lato luminoso. In questo modo, diventa molto più facile riconoscere i loro veri doni. E possiamo finalmente aprirci a riceverli.

Il momento della gratitudine è sempre molto toccante nei gruppi. È un nutrimento per noi vedere come tutti riescono a riscoprire quello che hanno veramente ricevuto dalla madre e dal padre, e come ora possono accettare questi doni e portarli nella propria vita. In quel momento, madre e padre diventano veicoli dell’esistenza: anche se magari i loro doni personali non sono stati tanti, attraverso di loro ci è arrivata la vita, con tutte le sue meraviglie…

 

Premartha:

Anche se la gratitudine non è qualcosa che si può fabbricare, può sempre essere qualcosa che possiamo imparare.

Abbiamo perso il contatto con la gratitudine. Forse addirittura la consideriamo una debolezza, l’atteggiamento perdente di chi non sa competere e finisce per essere grato per tutto e tutti senza davvero sentirlo.

Ma possiamo imparare ad aprirci al mistero di una vita preziosa, vissuta in gratitudine.

Quando ci apriamo al nostro bambino interiore, ci riapriamo alla parte più innocente e dolce in noi.

Il bambino trabocca di gioia di vivere. Noi, in quanto adulti, dobbiamo trovare un modo per trasformare questa gioia in gratitudine, per poterci aprire a ricevere di nuovo. Dovremo mostrare al bambino dentro di noi, senza manipolarlo, che cos’è la vera gratitudine.

La gratitudine risvegliatasi nel bambino si volge spontaneamente verso i suoi genitori. Il bambino, l’adulto, e i nostri genitori possono ora ballare e celebrare contenti di essere di nuovo amici.

 

3. Qual è la connessione tra gratitudine e meditazione?

Svarup:

La forma più elevata di gratitudine è come la meditazione, senza scelta, non più selettiva. Non ha più importanza quale sia l’oggetto di questa gratitudine. Possiamo aver fiducia che qualsiasi situazione, buona o cattiva, dolorosa o dolce, è un’opportunità per ricevere i doni nascosti della vita. In questo sentire, si è veramente liberi.

 

Osho racconta:

Pochissime donne hanno raggiunto le vette dello Zen.

Rengetsu è una di queste rare donne.

Stava facendo un pellegrinaggio. Arrivò a un villaggio al tramonto e chiese alloggio per la notte, ma la gente del villaggio le sbatté la porta in faccia. Erano contro lo Zen.

Lo Zen è così rivoluzionario, così totalmente ribelle, che è molto difficile accettarlo. Se lo accetti, sarai completamente trasformato: passerai attraverso un fuoco, non sarai mai più lo stesso. Per questo la gente tradizionale è sempre contro TUTTO ciò che è autentico nella religione. La tradizione è tutto ciò che è falso nella religione. Gli abitanti di quel villaggio dovevano essere dei Buddhisti tradizionali e non permisero alla donna di rimanere in città: la buttarono fuori.

Era una notte fredda e la donna era senza alloggio, e aveva fame.

Si rifugiò sotto un ciliegio, nei campi. Faceva molto freddo e non riusciva a dormire bene. Era anche pericoloso… animali selvaggi e tutto il resto…

A mezzanotte si svegliò, per via del freddo eccessivo, e vide nel cielo notturno primaverile, i boccioli completamente aperti del ciliegio che sorridevano alla Luna nebbiosa. Toccata profondamente dalla bellezza, si alzò e si inchinò con riverenza in direzione del villaggio.

Questo è tathata.

 

Grazie alla loro gentilezza nel negarmi alloggio

Mi sono ritrovata

Sotto i boccioli

In questa notte di Luna nebbiosa

 

Si sente grata. Con immensa gratitudine ringrazia la gente che le ha negato alloggio, altrimenti ora sarebbe addormentata sotto un tetto normale e avrebbe perso l’occasione di ricevere una tale benedizione… Questi fiori di ciliegio, il loro bisbigliare alla Luna nebbiosa e questo silenzio della notte, questo silenzio assoluto della notte. Non è arrabbiata, lo accetta. Non solo l’accetta, gli dà il benvenuto, si sente grata

Zen: The Path of Paradox, Vol. 3 #5

 

Premartha:

Prova questa meditazione:

Trova un posto in cui puoi restare indisturbato.

Rilassa il corpo, siediti o stenditi, e chiudi gli occhi.

Porta la tua attenzione a questo momento.

Inizia a respirare profondamente in modo regolare, massaggiando sofficemente col tuo respiro il chakra del cuore.

Ora aggiungi l’esperienza della gratitudine: con ogni inspirazione, ricevi gratitudine, e con ogni espirazione offri gratitudine.

Dopo un po’, includi anche il movimento.

Lascia che il tuo corpo si muova e danzi con la sensazione della gratitudine. Può essere un movimento soffice, o estatico, o silenzioso.

 

Alla fine, siediti o rimani in piedi in silenzio, e senti la gratitudine tutta intorno a te.

Manda questa gratitudine a tutto e tutti. Gratitudine per il bene, gratitudine per il male, gratitudine per la dolcezza, gratitudine per il dolore.

Questo trasformerà il modo in cui sperimenti la vita.

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Nato Due Volte – Una storia di come la terapia si è evoluta attorno al Maestro (Osho Times Italiano, 2008) https://www.primaltantra.com/it/nato-due-volte-una-storia-di-come-la-terapia-si-e-evoluta-attorno-al-maestro-osho-times-italiano-2008/ Fri, 18 Nov 2016 10:56:11 +0000 http://primaltantra.com/it/?p=1944 SVARUP Imparare a prendersi cura e a “tenere lo spazio”
Quando arrivai da Osho, all’inizio degli anni ottanta, portavo con me uno zaino multicolore di cultura degli anni settanta, culminati in cinque anni di lavoro e training a Londra con R.D.Laing , e anche una valigia un po’ malconcia di studi filosofici e ideologia politica del sessantotto a Roma…
Nulla mi aveva preparato per la completa rivoluzione che accadde nell’incontro col Maestro. Molto rapidamente, la quotidianità della vita di Comune e la fragranza di amore attorno ad Osho, spazzarono via sia il mio gusto selettivo per le esperienze “straordinarie e speciali”, che la mia preferenza per il gergo intellettuale di sinistra. …Ritrovai istantaneamente un certo sapore di innocenza e apertura del cuore che avevo perduto attorno ai cinque anni, questa volta con la comprensione adulta che questo stato aveva un valore spirituale. Ero arrivata a casa.

 

Durante il periodo in cui Osho era a Rajneeshpuram, negli Stati Uniti, l’enfasi dell’esperienza attorno a lui era posta sul lavoro come meditazione: non importa quello che fai, ma come lo fai! Durante quel periodo, ebbi l’occasione di sperimentare diversi tipi di lavori che non avrei mai fatto in una vita “normale”: dal servire nel ristorante “Zorba the Buddha”, al fare la “buttafuori” nella Disco di Osho, al contribuire come “giornalista” proprio a questa rivista che stai ora leggendo, naturalmente allora in formato diverso, e col titolo “Rajneesh Times”. Non lo sapevo allora, ma stavo imparando qualcosa di molto importante e valido anche nel contesto dell’essere un terapista. La cura, la presenza, l’essere meditativi che sono fattori essenziali nel “mantenere lo spazio” per il cliente, sono altrettanto importanti ed efficaci quanto i momenti brillanti di comprensione e intuizione…

 

PREMARTHA
Come mi sono innamorato della Osho Primal

La prima volta che vidi la Osho Primal in azione fu alla RIMU . Ero stato inviato dalla Comune di Osho De Stad in Olanda, per ricevere la formazione come Terapista di Osho, allora conosciuto come “Rajneesh Therapist”.
Entrai nella stanza in cui stava avendo luogo la Primal. C’erano più o meno un centinaio di partecipanti, e in quel preciso momento sembrava di essere in un manicomio. La gente stava facendo catarsi dappertutto. Il terapista stava dicendo ad un assistente che questa particolare struttura che lui stava conducendo nel gruppo doveva essere usata con grande attenzione, in quanto la gente poteva davvero esplodere. Mi chiesi cos’altro poteva accadere, oltre a quello che già stava accadendo davanti ai miei occhi.
Mi innamorai istantaneamente.
Probabilmente, il miscuglio di grandi esercizi e strutture con il rilascio di ogni tipo di emozioni era per me irresistibile.
Quand’ero bambino, in un paesetto dell’Olanda del sud, ogniqualvolta c’era una festa di nozze, c’era sempre un animatore locale che faceva partecipare gli ospiti a diversi giochi. Io, in realtà, da bambino ero piuttosto riservato, e preferivo non essere scelto come protagonista di questi giochi. Tuttavia, il modo in cui la gente diventava più viva nel seguire le sue istruzioni, mi sembrava come magico. All’improvviso, dl loro abituale stato di adulti seri, i partecipanti diventavano bambini pazzerelli, che ridevano, danzavano, cantavano. Forse, quel giorno alla RIMU, in un modo del tutto inatteso, mi rammentò di tutto questo, risvegliando in me un desiderio latente di portare maggiore vitalità nella vita della gente.
Il terapista che stava conducendo il gruppo stava guidando I partecipanti a rivivere il sentire negato nell’infanzia, e la gente stava davvero lasciando andare grossi e vecchi fardelli. Era davvero visibile come la stanza si stesse alleggerendo momento per momento. Ecco…Avevo trovato la mia vocazione. Non ebbi alcun dubbio, e mai provai alcun dubbio più tardi, che questa fosse la mia strada. Semplicemente sapevo di aver trovato quello che cercavo.

 

SVARUP
Imparare a tirarsi da parte

Quando Osho ritornò a Poona, la focalizzazione del suo lavoro su di noi si spostò sulla meditazione: il sogno di vivere tutti insieme in una società alternativa e utopica venne sostituito dall’esperienza della “Scuola dei Misteri”, un raduno di ricercatori che andavano e venivano nell’Ashram, mantenendo la propria indipendenza economica e il proprio stile individuale di vita. E di nuovo, ebbi il privilegio di essere “ingaggiata” a fare un lavoro nel quale non mi sarei mai imbattuta nel “mondo”: mi venne dato il compito di assegnare I posti a sedere per I Discorsi di Osho, e fare in modo che, di sera, quando accadevano, tutti trovassero il loro posto nell’Auditorio Chuang Tsu, molto più piccolo dell’Auditorio che c’è ora a Poona… Questo regalo mi permise di essere “esposta” in modo diretto e continuo all’atmosfera di questi discorsi e alla presenza del Maestro. Sperimentai la sua incredibile…maestria…nel sottoporci a cambi improvvisi della nostra limitata prospettiva. A volte, questo era divertentissimo e gioioso, ma altre volte le rocce della struttura della mia personalità facevano tanto male nell’essere esposte e demolite.
E di nuovo, non sapevo che questo si sarebbe più tardi rivelato come un’altra pietra miliare nella mia formazione come Terapista di Osho…stavo imparando a tirarmi da parte, vivendo in fiducia pur non sapendo davvero in che direzione il Maestro mi stesse portando, e riconoscendo quanto è doloroso resistere a questo…

 

PREMARTHA
Il confronto incontra la compassione

Qualche anno dopo, nell’Ashram di Poona, io stesso conducevo la Primal. Il gruppo era tenuto nelle “chambers”, gli scantinati, sottoterra, nel profondo del ventre dell’Ashram.
Era il mio momento per creare lo spazio per la catarsi. Amavo tantissimo la sensazione che tutto era possibile, l’alta energia, la follia, il confronto. Non avevo ancora colto le finezze del lavoro della Primal, ma ero entusiasta, e mi piaceva vivere il momento con questa energia così grande. Il lavoro era molto intenso, e naturalmente c’era un prezzo da pagare. A volte, avevo l’aspetto di uno che viveva in modo permanente in cantina, ma anche se apparivo così, io ero proprio felice di far parte del lavoro di Osho.
Di solito, si lavorava in coppia, uomo e donna, per ricreare in un certo modo le figure genitoriali, ma anche per guarire questa proiezione. Il lavorare in coppia a volte era un gran successo, una storia d’amore nel campo della creatività, e invece a volte era proprio difficile. In ogni caso, come partners nel lavoro ci insegnavamo a vicenda I metodi che conoscevamo. Imparai in modo approfondito molte tecniche terapeutiche, come la Gestalt, le regressioni guidate, Bioenergetica, Psicodramma, Catarsi, Respiro, addirittura tecniche per l’accesso alle vite passate, e Encounter.
In quel periodo, dal mondo arrivavano in continuazione nel Buddhafield nuovi processi terapeutici. Spesso, questi nuovi metodi contenevano un atteggiamento critico nei riguardi della relazione tra Maestro e Discepolo. In quel caso, Osho chiedeva ai terapisti che avevano portato il nuovo gruppo nel Buddhafield di ridare valore a questa connessione. Per attualizzare questo cambiamento, era necessario modificare questi processi. E dato che coloro che apportavano le modifiche avevano bisogno di feedback, a noi, gli altri terapisti, veniva offerta l’opportunità di farci avanti come “cavie” e sperimentare i gruppi “modificati” su noi stessi.
In questo modo, potei fare diretta esperienza dei gruppi più nuovi, arrivati freschi dal mondo. Mi innamorai di molti di questi gruppi. A un certo punto, incontrai una terapista che era appena entrata a far parte del Dipartimento Gruppi, ma che aveva tanta esperienza di lavoro come terapeuta nel mondo. Lei lavorava in un modo che non avevo mai sperimentato prima d’allora. Insieme alla ben nota provocazione e al confronto, lei introdusse la compassione, la comprensione, e la capacità di lasciare che le cose accadessero da sé.
Nel partecipare al suo gruppo, potei vivere direttamente sulla mia pelle la differenza. Il processo era centrato sulle tematiche irrisolte dell’infanzia, e a un certo punto, affrontando come avversario mio padre, le mie mani sanguinavano per via dell’intensità della catarsi. Arrivò un assistente,che disse, con tutte le buone intenzioni, “continua, non far caso al sangue”. Lui non poteva sapere che questo era esattamente l’atteggiamento di mio padre. In quel momento vissi come una sovrapposizione di realtà, che mi fece drizzare i capelli. In quel momento, apparve la terapista, che disse: “Premartha, fermati, non è necessario che tu ti distrugga le mani per tuo padre”. Questa frase riverberò in me. Ebbe un effetto profondo, non solo a livello private, ma anche a livello professionale. Era forse un episodio piccolo, ma fu l’inizio di una comprensione totalmente nuova della terapia. Io amavo i nuovi gruppi, e fui formato per condurne diversi. E questo periodo fu di grande apprendimento. Ma nonostante tutto questo, io rimasi fedele al lavoro di Primal. Così, continuai ad assistere e imparare, ma ciò di nuovo che comprendevo, lo applicavo poi nella Primal in modo diverso.

 

SVARUP
Imparare a lasciare che le cose accadano

Nei miei primi anni attorno al Maestro, avevo perduto il mio “titolo” di “terapista” col quale ero arrivata da Osho, ed ero diventata un membro della Comune, una lavoratrice e una meditatrice.
Nonostante ciò, durante quel periodo mantenei una connessione col lavoro di terapia sostenendo Premartha, che a quei tempi era già un terapista di Osho riconosciuto, nei gruppi che lui offriva nei centri di Osho in Europa. Il desiderio di quella particolare intimità, dello spazio di amore, della focalizzazione che i gruppi di terapia offrono, era ancora presente in me.

Proprio quando avevo iniziato a radicarmi nella routine della mia realtà nella Comune, godendo profondamente dell’ordinarietà della mia posizione al suo interno, la terapia rifece capolino sull’orizzonte di Poona…in un brevissimo lasso di tempo, mi venne chiesto di partecipare a due training per facilitare la Mystic Rose e il Born Again
Un interessante cambiamento di circostanze, anche perchè entrambi questi metodi richiedevano un approccio assolutamente non intellettuale. Fondamentalmente, mi si stava invitando ad imparare a come lasciare che le cose accadano da sé …

 

PREMARTHA
L’apertura di un sentiero unico verso la meditazione.

Comunque lavorassimo, fino a un certo punto la nostra enfasi rimaneva sempre sul bambino ferito. Era quello il bambino da liberare dagli artigli del passato.
Nel proporre le terapie meditative, Osho introdusse un punto di vista completamente diverso. Per me, specialmente il Born Again aveva una qualità unica. Alla mia amata Svarup arrivò subito l’invito ad imparare a condurre questa meditazione. Per le fu subito una storia di amore. Io mi incuriosii. Dopo poco, ricevetti anch’io l’invito a imparare il Born Again. Come partecipante, essere per un’ora un bambino in uno spazio aperto, fu un’esperienza molto importante. Nel bellissimo Samadhi, diventare di nuovo bambino, iniziare a giocare, a parlare in Gibberish, scoprii un lato del bambino in me che fino ad allora non avevo esplorato mai nella Primal.
Facilitare il processo fu anche quello una sorpresa. Il non sapere che cosa stava accedendo, senza una direzione specifica, seguendo l’energia, fu un’esperienza del tutto nuova. Il terapista di Primal in me si sentiva sprovveduto, ma il bambino in me chiaramente adorava tutto questo. Dopo aver giocato per un’ora, c’era un’altra ora di silenzio. La combinazione di queste due cose era strabiliante. Per la prima volta, potevo sperimentare consapevolmente quanto l’essere bambini si avvicina allo stato della meditazione.

Dovenne chiaro per me che l’enfasi sul bambino ferito era necessaria nel lavoro di Primal. Ma divenne anche chiaro che, insieme al bambino ferito in noi, vive un bambino naturale, selvaggio, essenziale, che nell’apparire in scena può davvero provocare grandi cambiamenti. Questo bambino può trovare gli adulti attorno a sé molto noiosi, ed esprime la sua verità ogniqualvolta lo sente. Era arrivato il momento di onorare questo bambino, e dargli il posto che gli spettava di diritto nel lavoro. E così arrivò il bambino. E immediatamente rivoluzionò la Primal. La Primal divenne molto puù divertente, buffa, comica, dolce e tenera. Non si trattava di indirizzarsi nel lavoro solo all’adulto represso, si trattava di fatto di ridiventare di nuovo il bambino naturale, aprendo in questo modo un sentiero unico verso la meditazione.
Questo fu l’ultimo grande regalo di Osho al lavoro di Primal, proprio prima che lasciasse il corpo. L’ultimo dono che ricevetti da lui personalmente, fu quando gli inviai la richiesta di un nuovo titolo per un gruppo che stavamo sviluppando. Arrivò la risposta: “ Crea l’idea da te, e poi verifica con Prasad”. L’amato Prasad lasciò il suo corpo poco dopo Osho, per cui ora devo verificare con il mio Prasad interiore.

 

SVARUP
Solo il bambino può avvicinarsi al Maestro.

Molto presto mi innamorai dello spazio del Born Again, sentendo molto chiaramente come l’attingere allo spazio del bambino, presente in tutti noi, era un’apertura diretta all’essenza della meditazione. Ridiventare bambini significava abbandonare tutte le agende, e vivere pienamente il momento: un bambino non programma la costruzione di un castello di sabbia, o l’orario da dedicare alla rincorsa delle farfalle, le cose semplicemente accadono…l’essere nell’atmosfera del Born Again cambiava chiaramente la qualità del resto della giornata non solo per i partecipanti, ma anche per me…

 

Questa esperienza culminò il giorno in cui Osho lasciò il corpo.Mentre questo stava accadendo, io ero –naturalmente senza sapere cosa stesse accadendo- nella stanza accanto, nel Chuang Tsu Auditorium, a facilitare il Born Again. La qualità della sessione di quel pomeriggio era particolarmente squisita, molto silenziosa e delicata. Tornai a casa colma di una sensazione di quiete e pace. Poco dopo, arrivò la notizia che il mio amato Maestro aveva lasciato il corpo…
Qualche giorno dopo, feci un sogno, così vivido e semplice che lo sento ancor oggi come reale e presente.: stavo cercando di raggiungere il Maestro. Sapevo che stava morendo, e potevo vederlo da una grande finestra di vetro. Ma mi venne impedito di entrare. Mi venne ditto: “Solo il bambino può entrare”…e allora, vidi un bambino che entrava nella stanza di Osho, silenzioso ed innocente, che rimase in piedi davanti a lui, in una comunione di cuore con il Maestro.

 

Sento che questo fu il messaggio finale per me: nella dimensione della verità, della bellezza e della bontà, solo il bambino ha il permesso di entrare: e non è il bambino ferito delle terapie occidentali, quello che noi dobbiamo guarire e fortificare. No, è il bambino di cui parlano i mistici, l’espressione di ciò che è originale, naturale ed essenziale nel nostro essere…

 

E questo, proprio questo, fu in qualche modo misterioso il passo finale che riaprì per me le porte della terapia come parte della mia vita e del mio lavoro.
Uno o due mesi dopo che Osho aveva lasciato il corpo, fui invitata prima a condurre in coppia, e poi da sola i gruppi di Primal nell’Ashram di Poona.
Dovetti riesumare dai miei cassetti interiore le mie vecchie credenziali, e riprendere un certo potere di condurre le persone a rivivere ed esprimere le loro emozioni negative. Provai la gioia di essere al centro di un’energia molto alta di confronto e rilascio, con la celebrazione per aver ritrovato la forza e la volontà di vivere che ne conseguiva …
Ma comunque, qualche cosa che aveva a che fare con quel misterioso messaggio, “solo il bambino può avvicinarsi al Maestro” sin dall’inizio aggiunse una nuova dimensione al lavoro di terapia….era come se per la prima volta nella mia vita tutti I diversi ruscelli che mi avevano condotta fino a quel punto confluissero in un’unica corrente, che includeva comprensione, guarigione, espressione, insieme consapevolezza, meditazione, e a quel tocco di magia che amavo così tanto da bambina…

 

SVARUP & PREMARTHA
Nato due Volte

“Creare l’idea da me” e “Solo il bambino può avvicinarsi al Maestro” sono diventati le fonti principali da cui I nostri gruppi di Primal sono diventati una bella presentazione della visione di osho, sempre con una bella catarsi e confronto inclusi, ma anche con tanto colore, delizia e gioia.
Al punto che, dall’essere originariamente un processo che la gente doveva attraversare sentendo un grande sollievo quando terminava, ora è diventato una creazione che la gente vuole ripetere diverse volte.
Osho chiama il rinascere come bambino “Dwijia”, Nato due Volte. Abbiamo preso questo titolo per il nostro lavoro, dato che in essenza è ciò che amiamo trasmettere.

Nato due Volte,
La prima nascita ti è data dai genitori,
E’ inconsapevole,
La seconda nascita ti viene data dal Maestro,
E’ dare a te stesso una nuova nascita,
E’ diventare consapevoli.

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Love in the Valley – Excert from a Compilation book on Peaks by Margaji https://www.primaltantra.com/it/love-in-the-valley-excerrt-from-a-compilation-book-on-peaks-by-margaji/ Fri, 18 Nov 2016 10:51:23 +0000 http://primaltantra.com/it/?p=1939 E che dire se la tua esperienza d’innamoramento, invece di essere al picco, fosse un’esperienza di “valle”? Allora l’espressione innamorarsi (in inglese “falling in love”, cadere nell’amore), che è così inappropriata se si parla di vette e picchi, assume improvvisamente un significato. Sì, “elevarsi in amore” è una gran bella visione, ma innamorarsi, cadere nell’amore, è il modo in cui l’esperienza d’amore è stata effettivamente definita nei secoli, in molte culture.
E abbiamo tutti paura di cadere, di precipitare dal piedistallo delle nostre idee, come per esempio il concetto che l’amore ci innalza, ci fa toccare il cielo.
Quando io e Svarup ci siamo incontrati, certamente la nostra esperienza è stata più una caduta che un’elevazione…
Un’esperienza che mi ha portato in contatto con la terra, COL trovare nell’altro, in lei, un’inconsueta familiarità, come se ci fossimo conosciuti da sempre, la sensazione di tornare a casa. Non c’erano angeli che suonavano le trombe, né grandi striscioni che annunciavano: “Ecco, è successo, ora saliamo sulla vetta”. È stato come ritrovare un’amica preziosa, qualcuno che avevo perso lungo il cammino e per la cui perdita avevo versato molte lacrime, avevo attraversato un vero e proprio lutto. Un’amica che non avevo mai dimenticato.

Il nostro primo incontro è avvenuto durante un meeting di Osho Therapist, terapisti del mondo di Osho: i giovani terapisti, gruppo del quale io facevo parte e che lavorava prevalentemente in Europa, e i vecchi terapisti, che lavoravano prevalentemente al “Ranch”, a Rajneeeshpuram, Oregon, USA.

Si diceva che durante il meeting ci avrebbero presentato La nostra nuova coordinatrice, una donna italiana che aveva lavorato insieme a R.D. Laing, uno psicoterapeuta famoso in tutto il mondo che svolgeva la sua attività a Londra e di cui Osho aveva parlato molte volte, con grande rispetto. Si diceva anche che era molto vicina alla coordinatrice Della RIMU, la Rajneesh Meditation University di Rajneeshpuram, anche lei, di origine italiana, un’Americana famosa per il suo stille bulldozer nel dirigere l’ufficio gruppi e relativi terapisti.

Al tempo non c’era una grande vicinanza tra terapisti e coordinatori: entrambi si mantenevano a distanza di sicurezza gli uni dagli altri. Noi, i giovani terapisti, eravamo curiosi di conoscere questa nuova coordinatrice, di vedere come si sarebbe presentata.

Quando Svarup arrivò, ciò che ci colpì tutti era che non aveva alcun atteggiamento di superiorità, o di essere migliore di noi, né ostentava potere. Era semplicemente una buona amica. E credo che, essendo “nuova” anche lei, sulla scena dei terapisti di Osho, si sentisse più a suo agio con noi, i giovani, piuttosto che con coordinatori e terapisti del Ranch che avevano tutti personalità molto marcate ed erano molto consolidati nelle loro posizioni.

Il mio cuore fu toccato da Svarup. La vedevo un po’ smarrita in questo meeting e mi sentivo un po’ sperso anche io, così il mio cuore si protese verso di lei. Ma il mio cuore, più che avventurasi sui picchi dell’innamoramento, mi dava la sensazione che avesse perso il fondo e che da lì scaturisse una corrente di dolcezza morbida e mielosa che ci stava avvolgendo entrambi.
Più tardi ci rincontrammo a Berlino, dove ero in procinto di condurre la mia prima Primal. Quella volta si incontrarono le parti di noi più inclini al divertimento: andammo a ballare, chiacchierando e ridendo, prendendoci un po’ in giro, e sentimmo attrazione l’uno verso l’altra. Ma quell’amore stava appena nascendo e non era ancora così “caldo”, e in più entrambi condividevamo la nostra stanza con altre persone. La vita comunitaria attirava molte persone e quindi dormivamo in quattro in una piccola stanza. Fare l’amore in quelle condizioni era davvero un’arte che includeva negare o ignorare di sentirsi osservati ed esposti. Quindi quella notte dormimmo ognuno nella sua stanza.

Al tempo le Comuni erano gestite dalle cosiddette “mama”. La maggior parte di loro erano donne, anche se quel nome veniva usato pure per gli uomini. Era il nuovo regime, ideato da Sheila, la segretariA di Osho. Le mama erano temute e rispettate. Erano sostanzialmente un gruppo di donne dure, pronte alla lotta e senza mezzi termini.

La comune di Berlino era diretta da una mama olandese che avevo conosciuto ad Amsterdam. Non eravamo mai stati in stretto contatto, ma il mattino dopo chiamò Svarup e le chiese: “Hai dormito con lui?” e quando Svarup rispose: “Non ancora” lei replicò: “Toglitelo dalla testa: una mama non va a letto coi terapisti e poi comunque è un tipo pericoloso”. L’ultima frase era basata sulla valutazione del mio comportamento licenzioso che devo dire che rispetto ad altri nella comune, era abbastanza moderato: avevo semplicemente una certa curiosità sessuale e mi permettevo di sperimentare situazioni di tutti i tipi

È vero che gli amanti a cui è proibito di incontrarsi sono quelli che nella storia sono ricordati come i più appassionati… Romeo e Giulietta sono i più conosciuti in Occidente, ma anche l’India e il Medio Oriente hanno le loro versioni della storia… Forse quest’interferenza della mama olandese, basata sul giudizio e il controllo, fu ciò che ci rese consapevoli della passione che si stava risvegliando in noi.

Dopo quell’episodio ci mantenemmo comunque in contatto. Svarup stessa mi mandò alla Comune di Zurigo, sulla base del fatto che era la più lontana da Berlino… ma l’esistenza aveva i suoi piani… Di lì a poco Svarup fu spedita anche lei a Zurigo per iniziare la sua nuova carriera nella gestione finanziaria della Comune. Quando ci incontrammo di nuovo c’era ancora quella sensazione calda e generosa, piena di affetto, tra di noi. Aveva il sapore dell’amore e la conoscevamo bene…

Probabilmente per il fatto che la vita comunitaria ci dava già di per se stessa un mucchio di esperienze “picco”, tipo continue decisioni importanti da prendere sul lavoro o essere spediti di punto in bianco da un’altra parte, quello che desideravamo di più era incontrarci in modo intimo e non invasivo, che era la cosa più difficile da raggiungere. Creare intimità è un’arte: accade da sé come un’evoluzione dello stare insieme. Ma durante il giorno non avevamo tante occasioni per incontrarci e quindi tutto ciò che ci restava erano i nostri incontri notturni, in stanze piene di amanti o di “single” sperduti.

Quando il Ranch collassò io ero ad Amburgo. Era un’opportunità per uscire dallo schema che mi era andato bene fino a quel momento, quello di stare in “mezze relazioni”. Chiesi di essere trasferito di nuovo a Zurigo, dove Svaurp, da nuovo membro della Comune un po’ smarrita che era, ne era diventata la potente mama a capo dell’intera comune. E di nuovo, rincontrandoci, i nostri cuori si riconobbero. Ma la prevedibile alienazione da cui era affetta la relazione tra coordinatori e terapisti, cominciò a farsi sentire. Svarup era completamente assorbita dal compito di salvare la Comune in un primo tempo e poi dal lasciarla andare in bancarotta. Io non ne volevo sapere nulla e cominciai a sviluppare una forte avversità per la Svizzera, per Zurigo e per tutto il resto.

Alla fine, diventammo i due estranei che avremmo dovuto essere al nostro primo incontro. Allora non lo eravamo stati, ma ora certamente sì. Mondi separati e pieni di sfiducia. Certo era un picco, ma di delusione… e del resto quello era un periodo contrassegnato dalle delusioni a vari livelli e la sensazione del nostro amore appena nato e già finito, era solo una di queste.
Nonostante ciò l’originaria amicizia resse il colpo e potemmo così lasciarci come buoni amici e andare ognuno per la sua strada.

Avrebbe potuto finire lì e sarebbe stata già di per se stessa una bella esperienza, ma da qualche parte nella valle, nell’intimità delle nostre notti e nella dolcezza del nostro incontro, il seme aveva messo qualche radice. Piccole radici che certamente non sarebbero sopravvissute ad alcuna esperienza picco. Nel buio della notte crebbe fermamente. E una volta che le radici si rinsaldarono nel terreno, le prime foglie spuntarono e cominciarono e dispiegarsi. E quando ci ricontattammo io ero da solo nella Germania del Nord, al principio di una nuova storia; conducevo Primal Tantra e avevo lasciato la Comune in modo gentile e rispettoso.

Un giorno Svarup mi telefonò; io ero nel gruppo, quindi dovetti richiamarla; ero sorpreso dalla felicità che quella prima telefonata aveva creato in me. Chiamai e con sorpresa ancora più grande ascoltai me stesso dire: “Sì, vengo a trovarti in Toscana!”. Svarup era là, vicino a Osho Miasto, dove si occupava del training di Rebalancing.

Incontrandoci là, in terreno neutro, semplicemente due compagni di viaggio che si incontrano in cammino, l’esperienza picco cominciò ad accadere… avevo un po’ di soldi, quindi comprammo una macchina e ce ne andammo per vivere quella che fu la nostra prima luna di miele. Ed era già due anni che ci conoscevamo…

Quella volta puntammo solo su ciò che amavamo e una grande parte di ciò era il nostro comune amore per i luoghi inusuali e remoti, dove potevamo esplorare noi stessi e la nostra storia d’amore. Cercammo i posti più belli in tutte gli stati che attraversammo e appena arrivati, ci dissolvevano l’uno nell’altra.

Era una vetta, ma soffice, una vetta che ci diede l’occasione di sintonizzarci e di sincronizzarci. Quando cominciammo a scalare la vetta, avevamo lo stesso ritmo e potevamo condividere profondamente ciò che ci catturava in questo viaggio. Forse un altro modo di definirlo può essere una vetta con un centro…

Vivere nelle Comuni di Osho o nei loro pressi fino a quel momento, certo era stato un grande apprendimento nell’arte di rilassarci nelle esperienze picco. Osho creava così tante vette, ma spesso mi sentivo così spossato ed esausto dalla loro intensità che quando andavo all’Evening Meeting sprofondavo nel sonno immediatamente. Non avevamo neanche abbastanza tempo per noi stessi, eccetto forse i mesi in cui andavamo nel mondo per guadagnare i soldi necessari per poi tornare alla Comune. Là, nel mondo, avevamo l’opportunità di essere insieme intimamente. E preferivamo stare nella valle insieme piuttosto che cercare di arrampicarci su vette sempre più alte!

Ora viviamo in un luogo da dove si vede la valle di Eresso, sull’isola greca di Lesbos, e siamo in alto quel tanto che basta per non essere sovrastati dall’antichità di un villaggio vacanze greco. Al tempo stesso, non è abbastanza alto da poterlo chiamare picco, di fatto è un bel posto sulle colline. Sembra che qui abbiamo trovato un luogo esterno che riflette bene la nostra connessione interiore; dentro di noi, essere degli “osservatori sulla collina”, porta via molte delle identificazioni. Siamo consapevoli del fatto che potremmo viaggiare su vette sempre più alte, ma dal momento che stiamo invecchiando, ci godiamo sempre di più essere nella valle e fare una vita serena.

L’amore che ci unisce diventa sempre più soffice, più ricco, più abbondante, più compassionevole e lentamente si muove verso la sandhiya della vita, il crepuscolo mistico che riverbera la sua luce per molte ore prima di scomparire, creando un’atmosfera di colore che riempie il cielo. C’è abbastanza tempo per essere, semplicemente, e la fiducia che quando la notte eterna verrà, siamo pronti a darle il benvenuto e ad aiutarci a vicenda nell’entrare nel suo spazio buio, silenzioso e vellutato.

PREMARTHA AND SVARUP

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La Nostra Love Story (Osho Times, Italia, 2007) https://www.primaltantra.com/it/la-nostra-love-story-osho-times-italia-2007/ Fri, 18 Nov 2016 10:42:59 +0000 http://primaltantra.com/it/?p=1935 “Forse era davvero una storia d’amore dopo tutto…”
Credevano che fosse un calesse e invece era amore…
Premartha e Svarup ci raccontano la loro storia insieme nel contesto delle comuni di Osho e oltre…

Premartha: Ci siamo conosciuti nella grande comune di Berlino, anche se ci eravamo già incontrati ad Amsterdam. Erano gli anni ’80 e io a quel tempo avevo un look molto anni ’80… capelli abbastanza lunghi, giacca di pelliccia. Svarup viveva nella comune. Era una bella e voluttuosa riccia italiana. E a me un amico terapista, Prasad, aveva detto che, essendo scorpione, avrei dovuto frequentare gli italiani, perché “essere scorpione” aveva detto “è un po’ come essere italiano, geloso e emotivo nella relazione…”.
Questa cosa mi era rimasta in testa e quando la incontrai… era bella ed era italiana! La prima sera che uscimmo insieme andammo ballare e poi parlammo tantissimo di vite passate, finché…

Svarup: …finché all’improvviso, mentre guardavo i suoi occhi ebbi la profonda certezza del lato oscuro della sua anima – il suo aspetto è molto leggero e angelico – ma nei suoi occhi vidi qualcos’altro. E quello immediatamente creò un legame reale tra noi che non era basato solo su una proiezione romantica… che tuttavia era importante per me, fino a quel momento, pur avendo avuto molte relazioni e anche un matrimonio e un figlio, non l’avevo mai vissuta pienamente, non mi era mai capitato niente di simile.

P: e essere romantici nella comune era davvero difficile, soprattutto ai tempi del Ranch (la grande comune di Osho in Oregon). Per la maggior parte della gente essere romantici significava fare sesso la sera tardi, dopo aver lavorato e meditato molte ore… era sicuramente eccitante, sexy… ma non di certo romantico. E noi siamo entrambi romantici, quindi quella cosa ci legò, ma ci volle un bel po’ prima che potesse fiorire… dopo quel nostro incontro me ne andai e ci ritrovammo a vivere insieme a Zurigo dopo un bel po’ e lì la nostra storia cominciò veramente, anche se eravamo entrambi molto occupati col lavoro e non potevamo davvero “tuffarci” nella relazione. Ma sentivo il potenziale… poteva essere una cosa molto profonda anche se al momento dovevamo andare in profondità con ciò che stavamo facendo e “arrenderci” alla comune e non potevamo realizzare quell’incredibile potenziale. E io fui mandato in un’altra comune e dovemmo separarci. E io andai con altre donne e Svarup con altri uomini…
Le cose cambiarono quando Osho lasciò il Ranch… chiesi di essere trasferito permanentemente a Zurigo e lì per la prima volta ci ritrovammo con del tempo libero e a poter fare cose come cucinarci una pasta o andare al cinema… ed era oramai un anno che stavamo insieme…

S: guardando indietro credo che l’esistenza stesse davvero tramando alle nostre spalle… perché non avere la possibilità di “consumare” veramente la nostra unione se non sessualmente, ha fatto sì che nel cuore crescesse sempre più forte il desiderio di qualcosa di più, di più profondo, di misterioso… che non poteva essere consumato, completato e finito tanto facilmente e velocemente. Faceva anche un po’ paura perché significava ammettere il mio desiderio profondo, stavo anelando a qualcosa che non era dentro di me, non ero indipendente…
E dopo le nostre prime pastasciutte e gite al cinema insieme l’esistenza ci separò di nuovo, la comune si dissolse…
Premartha andò in Germania per un workshop e io andai in Toscana, vicino a Miasto, per tenere il training di rebalancing con alcuni amici. Lì per la prima volta avevo abbastanza tempo libero da trovarmi faccia a faccia con il mio desiderio e con il fatto che: “Mi manca, mi manca un uomo”. Era come un tuffo in un abisso senza fondo…

P: e io intanto avevo iniziato una storia con un’altra bella ragazza italiana che avevo incontrato ad Amburgo, ma da qualche parte sentivo che c’era qualcosa di incompiuto… anche se non sapevo se saremmo mai riusciti a vivere la nostra storia al di fuori della comune, faceva paura. E non sapevo nemmeno se non ci eravamo già bruciati quell’opportunità. Ma un giorno Svarup chiamò e l’altra ragazza rispose al telefono. Per S. fu un grande shock, era la prova che oramai non era più reale… ma la ragazza mi disse ella telefonata e io richiamai Svarup e all’improvviso sentii me stesso dire: “Voglio venire in Toscana, voglio incontrarti”. E andai in Toscana… Guadagnavo abbastanza con i gruppi, era la prima volta che i soldi dei gruppi andavano a noi e non alla comune… mi ritrovai con un mucchio di soldi e mi sentii ricchissimo e incontrai Svarup a Firenze. Venne a prendermi… eravamo timidi, non eravamo più in maroon, non avevamo più il mala. Non eravamo protetti… il nostro aspetto era identico a quello di chiunque altro… c’era una forte connessione tra noi, ma anche tanta insicurezza, nel bel mezzo dell’inverno, la Toscana piena di neve… S mi portò alla casa dove viveva con la gente del rebalancing … c’era un grande caminetto, eravamo seduti lì intorno. E c’era la campagna, la notte lunga e buia e cominciammo ad avvicinarci, a parlare… dovemmo parlare molto, raccontarci tutte le ferite, gli abbandoni, le delusioni… c’erano ferite che nella comune non avevamo avuto modo di esplorare… non ce n’era il tempo. E cominciammo anche a fare l’amore più intimamente, con più cuore… forse era davvero una storia d’amore dopo tutto… Forse avremmo avuto la possibilità di farla davvero accadere. A un certo punto mi accorsi che dovevo correre il rischio e invitai Svarup a venire con me. Ed era una cosa grossa, significava un impegno… e lei era in una bellissima situazione con i suoi amici e colleghi del rebalancing, era come portarla via dalla sua famiglia…
Ma glielo chiesi, sull’erba toscana. E lei disse sì…

S: e andai nel panico, perché significava lasciare andare le mie sicurezze e seguire un uomo che non conoscevo veramente… Ero in intimità con la sua anima, ero in intimità con il suo corpo, ma non ero sicura di chi fosse come persona e se potevo davvero fidarmi o no. Ma sentivo anche che era la cosa da fare, andare con lui, era come fare un balzo nell’ignoto e arrendermi a un uomo, cosa che non avevo mai fatto prima.

P: e decidemmo anche di fare la luna di miele, era chiaro che avevamo bisogno di quell’esperienza… Andammo in Grecia, Italia, Francia… Meditavamo insieme e ci conoscevamo, avevamo il tempo di fare l’amore, senza gruppi di mezzo, lunghe mattine… per sintonizzarci l’uno con l’altra…
Un giorno a Corfù, eravamo sulla spiaggia a fare Vipassana, alternando silenzi e mare, Svarup si incamminò, si allontanò parecchio e potei vederla da lontano e conoscendo la sua storia pensai: “Questa è una donna molto forte, è bella e potente, è una sfida, non è una ragazzina…”. E per un momento panicai: “No, è troppo. Non voglio crescere così velocemente… posso passare da un donna all’altra molto facilmente, come terapista é molto facile, mi muovo da un posto all’altro e conosco un mucchio di gente”.
Ma proprio quella sua forza era la cosa che mi attirava di più, perché significava che avrei dovuto vivere la mia forza insieme a lei… “Qual è la sfida in questa relazione? È crescere insieme egualmente, non l’uomo che sovrasta la donna… essere capaci di diventare, essere, rimanere noi stessi”. In quel momento sulla spiaggia questa cosa andò molto in profondità e qualcosa in me si rilassò, era una grande opportunità…

Poi Osho andò a Bombay e ci andammo anche noi… volevamo andare a Goa e continuare la nostra luna di miele, ma qualcuno ci disse che Osho sarebbe andato presto a Pune e andammo ad aspettarlo lì, sarebbe stato un momento speciale, riservato a pochi, da mantenere segreto…
Era anche doloroso per noi, perchè dovevamo interrompere la luna di miele e arrenderci di nuovo alla comune… sarebbe ricominciato il dilemma… Il maestro o la storia d’amore?

S: ma forse era di nuovo un dono, una cospirazione dell’esistenza, non raggiungere un punto di completamento, avere il tempo di ricaricare quel desiderio nel cuore… quell’attesa. Dovemmo spostare quell’amore che avevamo l’uno verso l’altra verso il maestro, ed era bello…
Quel periodo comunque fu difficile per noi, perché l’enfasi era sulla solitudine, nessuno dava molta importanza alle relazioni e a volte ci sembrava quasi di avere una malattia….
E in quel periodo litigavamo moltissimo… E la nostra stanza era molto vicina alla casa di Osho e quindi ci sentiva e inevitabilmente al discorso della sera ne diceva di tutti i colori sui litigi e le relazioni…
Ma non ebbi mai la sensazione di dover scegliere tra la relazione e il maestro, anzi… era un grande specchio, un modo incredibile per crescere, incredibile e eccitante…

P: E talvolta era davvero “imbarazzante” per noi essere in relazione, la sensazione era “Siamo così bisognosi da dover stare in relazione?” La gente ci chiedeva, ogni volta che tornavamo “Siete ancora insieme?” come se non fossimo ancora guariti da una qualche malattia… E a volte avevamo anche noi quell’atteggiamento verso noi stessi: “cosa stiamo facendo?”.
E non potevamo nemmeno dire, ok siamo attratti solo l’uno verso l’altra, perché eravamo circondati da un mucchio di gente attraente e avevamo in continuazione attrazione per altri… ma comunque, pur senza farne una regola non facevamo mai sesso con altri, e questo approfondì la nostra relazione… anche se alcune volte fummo sul punto di lasciarci.
Era bello essere con Osho in quella fase… era bello e molto intenso.. di fatto eravamo molto separati, avevamo anche due lavori diversi e non avevamo tempo per stare insieme e giocare, se non il gioco collettivo insieme a tutti gli altri… e poi al mattino e alla sera al discorso eravamo entrambi di fronte a Osho, ognuno con la sua connessione individuale con Osho eppure eravamo insieme in questo viaggio… a condividere il dolore e l’estasi… A un certo punto Osho chiese a tutti quanti di provvedere al proprio sostentamento, la comune non avrebbe più mantenuto nessuno, eccetto alcuni. Noi in quanto terapisti avremmo potuto essere tra quei pochi ma preferimmo essere indipendenti… e cominciammo a organizzare i gruppi a Miasto e a Colonia… e fu molto bello perché viaggiavamo insieme nel mondo dove ci rendemmo conto di che dono fosse stato esserci trovati insieme nella comune… quando ci sei dentro non te ne rendi conto, è come il pesce nell’acqua… ma nel mondo ci trovammo così pieni di tesori… e avevamo il tempo di stare insieme e di essere davvero intimi.

S: Ed era bello tornare ogni volta a Pune. Anche se era un trauma perché sapevamo che una volta varcati i cancelli ci saremmo persi, in un certo senso, amche se ci ritrovavamo ogni sera, dormivamo nella stessa stanza, sempre (anche questo era strano agli occhi degli altri!!!).
Facevamo lo stesso lavoro, entrambi tenevamo gruppi di Primal e Tantra, ma non potevamo lavorare insieme, al tempo alle coppie non era concesso, anche se a volte ci passavamo le persone… ma non potevamo stare nella stessa stanza…
E il trucco funzionava. Entrati in camera da terapia dovevamo abbandonare completamente ogni questione personale e lasciare che qualcosa di più grande potesse accadere…qualcosa che chiamavamo Osho.
Quindi eravamo portati ai nostri limiti ed era difficile, ma anche una benedizione, un grande insegnamento, perché ci ha insegnato a fare un passo indietro rispetto a noi stessi, a disidentificarci, e al tempo stesso a lasciare che il cuore rimanesse aperto… non era possibile fare quel lavoro con il cuore chiuso.
Era davvero un aprirsi e un richiudersi, entrare e uscire…. Una grande scuola di flessibilità emotiva e psicologica!!!
E comunque non perdemmo mai il senso dell’umorismo… cioè di non prenderci troppo sul serio e goderci le piccole cose della vita, senza diventare troppo religiosi…

P: una cosa che imparammo in quel periodo fu il rispetto l’uno per l’altra, per le rispettive individualità. Era l’unico modo in cui potevamo farcela a stare insieme… anche se molte volte litigavamo e non ci rispettavamo. Dovevamo metterci alla prova, eravamo stressati, a volte non avevamo altro modo di connetterci che la rabbia. Perdevamo l’amore in certi momenti, ma non il rispetto di fondo che rimase e grazie a dio crebbe anche.

S: qualche anno dopo che Osho lasciò il corpo arrivò il momento in cui ci sentivamo più attratti dalla vita nell’Ovest o comunque fuori dalla comune piuttosto che dentro e si espresse con un grande desiderio di scrivere un libro… dopo varie vicissitudini pubblicammo il libro e dovemmo anche lasciare la nostra bella casa a Puna, perchè il padrone di casa decise di venderla… e contemporaneamente incontrammo i Greci, cioè la gente del centro Afroz a Lesbo, che ci contatarono per organizzare dei gruppi e che non sapevamo ancora sarebbero diventati la nostra futura famiglia…

P: quando andammo in Grecia il direttore del centro ci fece vedere dei pezzi di terra da comprare che erano ancora a un prezzo decisamente accessibile… non avevo mai pensato di vivere in Grecia, l’idea era di vivere in Italia, la Grecia mi sembrava troppo estrema, troppo lontana. Ma Svarup si innamorò di un pezzo di terra su una collina che si affaccia sul mare… e in due ore concludemmo l’affare, lo comprammo e io entrai nel panico perché mi sembrava davvero che fosse troppo, già avevamo scritto un libro insieme e ora anche la terra… e non sapevamo cosa farne… il direttore di Afroz ci consigliò di costruirci una casa per le vacanze, visto che in Grecia ci andavamo spesso per lavoro. E un amica si offrì di fare il progetto gratis, ma era un progetto destinato ad espandersi nel giro di anni, noi in fondo volevamo solo una casina per le vacanze… e insomma dopo 6 mesi aveva costruito tutto e ci trovammo questa meravigliosa casa sulla cima di una collina e lo sguardo sul mare…

S: aveva fatto anche il roseto… e per noi, dopo tanti anni di viaggi con il maestro era davvero un atterraggio spaventoso… avere non solo il tempo per stare insieme, ma anche una casa, un cane, un gatto, andare a fare la spesa dal verduriere. Avere una vita normale. Per noi fu grande quanto incontrare il maestro, era incontrare il maestro in un’altra forma, nella forma della vita. E ce lo stiamo godendo, a volte mi sembra di essere due bambini che fanno finta di essere cresciuti in questo grande mondo… e a volte mi sembra che ci stiamo davvero godendo la vita per quello che è, avendo imparato come celebrarla e come celebrare tutto ciò che abbiamo raccolto in questi anni di ricerca, di viaggio, di avventura… e essere in questo viaggio insieme è meraviglioso.

P: io per un bel po’ ho avuto delle resistenze verso questa casa… e a un certo punto fu chiaro che avremmo dovuto sposarci per questioni amministrative… fu una grossa crisi, mi sembrò davvero di tradire Osho, la comune, quegli anni… per un po’ ci separammo anche. Per sei mesi fu un inferno e tutte le cose terribili che Osho aveva detto del matrimonio…
Ma invece quando il matrimonio si avvicinò, circa un mese prima, siamo entrati un’atmosfera dorata… era come stare vicino a Osho, solo stando vicino a Osho avevo avuto quella sensazione, era come una nuova iniziazione… forse era quel desiderio profondo di stare insieme che all’inizio non avevamo potuto soddisfare, forse era il desiderio di celebrare il nostro amore, il nostro stare insieme, il nostro impegno reciproco… non l’avevamo mai fatto, celebrare il fatto che “Sì, noi stiamo insieme!”. Anzi ci eravamo sempre sentiti un po’ in colpa, vergognandoci, per essere stati insieme, a quel punto ben 18 anni!!! E trovarci a quel punto a dire: “siamo insieme da 18 ani e ora ci sposiamo” che significa per noi: “vogliamo continuare questo viaggio insieme, è bello, è intenso, è profondo, è terribile, è doloroso, è meraviglioso…”. Dichiarlo per me, era più che altro un problema mio, tipicamente maschile… – è stato difficile…

E il giorno in cui ci siamo sposati è stata un’esperienza dorata, morbida, liquida… un incredibile amore si riversava su di noi… potevamo dirlo, ce l’abbiamo fatta, abbiamo attraversato l’inferno, ma ce l’abbiamo fatta… ci ha sposati Samadan, un sannyasin, e c’erano solo sannaysin, niente famiglia, e la musica del modo di Osho e naturalmente quote di Osho…

S: in municipio, col sindaco in fascia tricolore che ballava a tempo di ‘say yes say yes….”. Tutti gli impiegati erano elettrizzati… e entusiasti. È stato un matrimonio all’insegna di Osho.

P: e quell’atmosfera dorata ci ha accompagnati al nostro ritorno in Grecia. E a quel punto mi accorsi di amare la casa… Ero sorpreso, che l’esistenza di avesse messo come dentro a una barzelletta… sposati contro la nostra volontà ed era diventata un’esperienza incredibile, assolutamente ordinaria, ma speciale.
Oramai abbiamo più di 50 anni, stiamo invecchiando e vediamo che c’è sempre più gente che è pronta ad avventurarsi in una relazione, a usarla come una meditazione per andare in profondità con se stessi.

S: ed è bello perché possiamo dire loro – ed è un onore, un privilegio, un dono potere condividere la nostra esperienza con amici più giovani – poter dire loro: “Rilassatevi l’uno con l’altra… non scambiate il “dramma” con l’intensità, l’intensità può essere un fenomeno molto silenzioso, sottile e profondo e accade quando vuole accadere, voi potete solo cavalcarlo… ma godetevi il fatto di essere insieme e rilassatevi insieme, perché tanto la vita vi porta dove vuole che siate”.

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TANTRA – La Guarigione Dell’Adolescenza (Osho Times, Italia, 2006) https://www.primaltantra.com/it/tantra-healing-adolescence-osho-times-italy-2006/ Fri, 18 Nov 2016 10:17:59 +0000 http://primaltantra.com/it/?p=1924 Scrivere indirizzandosi a un diario, come fa Melissa Panarello nel suo best seller “Cento Colpi di Spazzola prima di andare a dormire”, è in effetti un’ottima idea. Di sicuro, è meglio che scrivere a Dio. Almeno, un diario può simboleggiare la parte più saggia di te, quella a cui puoi confidare tutto incondizionatamente.

Invece,Dio sembra avere una sua opinione fissa per ogni cosa. Per di pù, queste sue opinioni sono per la maggior parte basate su leggi e regole altrettanto decrepite quanto la vecchia umanità. E a parte questo, resta sempre questa sua abitudine divina, specialmente nell’ambito del Cattolicesimo, di sbirciare dalla serratura per vedere che cosa facciamo; per cui, anche se gli confidiamo le cose, lui in realtà le sa già, e meglio di noi.

Specialmente quando si tratta di sesso. Sarebbe interessante domandarci quanto ci sentiamo costantemente osservati e giudicati. A livello inconscio. Sembra proprio che quando siamo a letto non ci sia consentito di essere per conto nostro. Questo ci rammenta un film americano che abbiamo visto tempo fa: la coppia è seduta sul letto, e tra di loro cominciano a sorgere grossi malintesi. Dopo poco, si mettono a litigare. Poi la scena si apre a grandangolo, e accanto a loro, seduti al loro fianco, si possono vedere I genitori di entrambi, che commentano ad alta voce criticando figli e consorti dei figli. Se non è il Padre eterno, ci sono sempre i santi genitori che sono a letto con noi e con i nostri partner, per dirigere e controllare tutto.
Abbiamo così tante cose da dire al nostro diario. Cose che di solito non diciamo così facilmente ad altri. Potremmo riempire un numero considerevole di pagine con I nostri segreti e i nostri desideri, specialmente tutti quelli che hanno a che fare con la sensualità, col sesso e con l’intimità.

La nostra capacità immaginativa é illimitata. Dentro ognuno di noi, vive ancora un bambino con un suo mondo magico, in cui accadono cose che, come già sappiamo da bambini, non accadono mai nella vita quotidiana. Nel modo in cui veniamo cresciuti, e nell’essere esposti all’ambiente che ci circonda, la nostra fantasia viene ridotta di molto. Da bambini, ci piace tanto giocare diversi ruoli e mettere in scena diverse immagini. In realtà, attraverso questi giochi impariamo che l’identità non è un qualcosa di statico e fisso, ma un fenomeno vivo e in perpetuo movimento. Quando giochiamo al “dottore”, o a “mamma e papà”, esploriamo come ci piacerebbe essere, e ci permettiamo di essere curiosi e illimitatamente inventivi…
Più tardi, quando entriamo dell’adolescenza, gli ormoni si risvegliano, e noi ci troviamo a fronteggiare un’incontenibile esplosione di sensazioni erotiche. Se siamo ben preparati,non essendo stati puniti o repressi da bambini, potremo attingere in modo naturale alla nostra intrinseca capacità di immaginazione e fantasia.

C‘è un intero mondo di sensazioni da esplorare. Specialmente le sensazioni che hanno a che fare con il nostro corpo e la nostra sensualità. C’è un intero mondo segreto da scoprire, multicolore, giocoso, pieno di sensazioni.
Ed è proprio a questo punto che Dio ricomincia a sbirciare dal buco della serratura. Non ci rimane che esplorare segretamente, con serietà e senza umorismo. Non è per nulla divertente sperimentare che cosa ci piace e cosa sentiamo, quando di fondo ci sentiamo osservati e controllati mentre lo facciamo. Sotto le nostre coperte c’è un mondo caldo e fumante, ma sopra, tutto deve rimanere virgineo, pulito e chiaro.

Non ci rendiamo nemmeno più conto di quanto ci manchi, questo mondo di scoperta e fantasia. Comunque sia, il mondo ci offre un’alternativa ragionevole: la pornografia. E’ un po’ come se ci fosse proibito gustare le prime fragole fresche della stagione, e ci fosse invece consentito andare al supermercato e comprare come compensazione un surrogato chimico. Questo sostituto ha lo stesso aspetto dell’originale, ti fa addirittura provare cose simili, ma non è la stessa cosa. La pornografia non ha bisogno di fantasia o immaginazione. E’ l’occhio di Dio, questa volta eccitato, che sbircia dalla serratura. Non richiede la tua partecipazione, è sufficiente di per sé. Eppure, è molto attraente. Dopo essere stati privati di cibo reale, siamo pronti ad accettare qualsiasi alternativa si presenti.

Ora immagina di arrivare in un gruppo di Tantra. Hai già partecipato ad un gruppo di Primal, perchè questo è un prerequisito all’ingresso nel Tantra. Hai esplorato e individuato di che cosa la tua anima è stata derubata durante l’infanzia, e come a queste qualità essenziali è stata sostituita una personalità falsa. Ora, vuoi ritrovare l’amore che un tempo provavi per te stesso. L’esplorazione si volge verso l’area della masturbazione. Forse, è la prima volta in vita tua che sei invitato a parlarne.
Ti ritrovi a ridere di situazioni che un tempo sembravano terribilmente serie. Qualcosa comincia ad aprirsi e rilassarsi. Hai le guance rosse, e cominci a divertirti. Quando vieni poi provocato a condividere le tue fantasie erotiche, e ti viene chiesto di farlo nel modo più variopinto, esotico e giocoso che puoi, forse all’inizio ti sentirai spaventato o eccitato.

Ma in effetti c’è una grande energia vitale che si riapre…dell’energia che forse ha smesso di fluire tanto tempo fa, e che è rimasta stagnante o segreta. Dell’energia che ti fa sentire bene, che dà succo e colore alla tua vita. In quel momento, non ti senti più isolato. Al contrari, ti senti parte di un vasto mondo dei sensi, con un grande potenziale. E’ l’inizio di un nuovo fluire: energia che può in sé diventare delizia.

Amare se stessi significa anche amare il proprio corpo. Il corpo è sacro, non come un tempio freddo, ma succoso come una giornata d’estate.

Ai vecchi tempi, l’esplorazione sessuale del nostro corpo è per lo più avvenuta in modo affrettato e veloce. Rilascia e dimentica. Se questa esplorazione diventa una meditazione, tutto assume un significato diverso. Piano piano, esplori ogni millimetro del tuo corpo, ti sensibilizzi e trovi tutti i tuoi punti erotici, scopri come ti piace essere toccato, o come ti piace toccare. Amando te stesso, il tuo odore, il tuo sapore, la sensazione della tua pelle, l’area dei genitali, tutto compreso, nessuna zona tabù che si deve accuratamente evitare, tutto diventa giusto, ci si espande, ci si lascia andare….questo diventa un atto sacro, una meditazione, focalizzata sul momento….

Come possiamo mai comunicare pienamente e vivere intensamente il linguaggio dell’amore, se non ci è mai stato consentito di impararlo? Nei sui discorsi sulla Visione Tantrica (vol2, numero 4), Osho dice:

La gente è mantenuta in scatole separate con grandi mura attorno ad esse. Ognuno è classificato, e ci sono mille e una barriere. Sì, un giorno, dopo venticinque anni di questo training, all’improvviso ti è concesso fare all’amore con tua moglie. Ma oramai il training è andato troppo in profondità, e all’improvviso non sai più che cosa fare. Come fare ad amare? Non ne hai imparato il linguaggio.
E’ come se ad una persona fosse stato proibito parlare per venticinque anni. Semplicemente ascolta: per venticinque anni gli è stato proibito di dire anche una sola parola, e poi all’improvviso lo metti sul palcoscenico e gli dici “Facci un grande discorso”. Cosa accadrà? Cadrà per terra, sul posto. Forse sverrà, forse morirà…venticinque anni di silenzio, e ora all’improvviso ci si aspetta da lui un grande discorso. Non è possibile.


E’ questo che accade: venticinque anni di anti-amore, di paura, e poi all’improvviso ti è legalmente permesso—è rilasciata una licenza, e “Ora tu puoi amare questa donna. Questa è tua moglie, tu sei suo marito, e ti è concesso amare”. Ma dove andranno a finire quei venticinque anni di training sbagliato? Rimarranno lì. Sì, “amerai”…farai il gesto. Non sarà esplosivo, non sarà orgasmico: sarà molto piccolo.

 

Il mondo si aspetta da noi che noi siamo sessuali, ma al tempo stesso non vuole che noi lo siamo. OK, la prestazione è concessa. Guarda un qualsiasi programma televisivo in Italia e noterai che il sesso è sempre alla ribalta, in un modo o nell’altro.
Ma questo tipo di sesso non contiene molta realtà, sensibilità o curiosità. E’ predefinito, l’intero atto è già pianificato, devi solo copiare. Ma copiare non dà mai autentica soddisfazione. Finché tu non sei veramente te stesso, manca qualcosa di essenziale.
Ma come trovare questo “te stesso”? Dopo che per anni ti è stato continuamente ribadito che tu non sei abbastanza bravo, o che sei inadeguato, o troppo esigente, o sbagliato? Dovrai cominciare ad educare te stesso. Nel Tantra, il processo di guarigione dell’adolescenza, sei guidato passo dopo passo, in modo protetto, con consapevolezza, attraverso il panorama dell’esplorazione sessuale.
E questo viene fatto con rispetto, ma non in maniera “santa”, è fatto con sensibilità, ma non con permissività. E’ un percorso. E’ variopinto, divertente, non serio, trasformativo ed è una bella sfida. Ti permette di esplorare anche le parti negate di te stesso, quelle che hanno continuato a crescere nell’oscurità del nostro inconscio, nella cantina del nostro essere. Le parti di noi stessi che sempre nascondiamo e verso cui siamo perennemente attratti. Tiriamolo fuori dalla cantina, questo mondo interiore di personaggi Felliniani, questo mondo teatrale Pasolinano.
Fintantoché queste dimensioni rimangono nascoste, esse occupano una grande porzione della nostra energia. Lasciamole venire in superficie. Nel Tantra, tutti i lati di noi stessi, luminosi e oscuri, sono invitati a partecipare. Insieme, essi generano un gande potenziale di trasformazione. Una volta che le energie opposte della luce e dell’oscurità si trascendono a vicenda, si creano più consapevolezza, più libertà, più amore.
Se invece vengono mantenute divise, questa spaccatura si aggiunge ad una divisione già esistente e profonda nell’essere umano. E ciò che mettiamo nella cantina del nostro essere non scompare nel nulla. Trova semplicemente il proprio modo per uscire. Il pericolo di malattie trasmesse attraverso il sesso ha a che fare col mantenere la sessualità, la sensualità e l’amore nella parte oscura di noi stessi. Se usato in modo inconscio, con poca o nessuna consapevolezza, ciò che potenzialmente è nettare diventa veleno. Lo stesso atto di amore, di passione, di unione, diventa un atto rischioso, che può addirittura ucciderci.
Ma la risposta non può essere nel reprimere di nuovo tutto. Questa volta l’umanità è provocata a trovare risposte completamente nuove, con una consapevolezza completamente nuova.
Nel suo libro, Melissa Panarello descrive la sua esplorazione del sesso senza guida, all’età di sedici anni. In poco tempo, “Cento colpi…” è diventato un bestseller a livello internazionale. La gente ne ha abbastanza di essere controllata da Dio,dai genitori e dalla società. Lo stile amorale del libro sfida le vecchie credenze di quello che si deve e non si deve fare. E’ una ragazza che scrive, un’adolescente. Lei riesce a provocare lo status quo del sesso, repressivo o permissivo che sia.
E’ un buon segno. Quando sempre più individui esplorano l’autentico potere e la vera libertà dell’adolescenza, e scoprono nuovi modi per contattare e guarire le ferite che sono state create in quel periodo, emergerà una nuova maturità, un nuovo modo di essere adulti, una nuova umanità, come la descrive Osho nella sua “Visione Tantrica” (vol2, numero 7)

 

Questa visione Tantrica è una delle più grandi visioni mai sognate dall’umanità: una religione senza preti, una religione senza tempio, una religione senza un’organizzazione, una religione che non distrugge l’individuo, ma lo rispetta tremendamente, una religione che dà fiducia all’uomo e alla donna ordinari.

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