La Nostra Love Story (Osho Times, Italia, 2007)

    “Forse era davvero una storia d’amore dopo tutto…”
    Credevano che fosse un calesse e invece era amore…
    Premartha e Svarup ci raccontano la loro storia insieme nel contesto delle comuni di Osho e oltre…

    Premartha: Ci siamo conosciuti nella grande comune di Berlino, anche se ci eravamo già incontrati ad Amsterdam. Erano gli anni ’80 e io a quel tempo avevo un look molto anni ’80… capelli abbastanza lunghi, giacca di pelliccia. Svarup viveva nella comune. Era una bella e voluttuosa riccia italiana. E a me un amico terapista, Prasad, aveva detto che, essendo scorpione, avrei dovuto frequentare gli italiani, perché “essere scorpione” aveva detto “è un po’ come essere italiano, geloso e emotivo nella relazione…”.
    Questa cosa mi era rimasta in testa e quando la incontrai… era bella ed era italiana! La prima sera che uscimmo insieme andammo ballare e poi parlammo tantissimo di vite passate, finché…

    Svarup: …finché all’improvviso, mentre guardavo i suoi occhi ebbi la profonda certezza del lato oscuro della sua anima – il suo aspetto è molto leggero e angelico – ma nei suoi occhi vidi qualcos’altro. E quello immediatamente creò un legame reale tra noi che non era basato solo su una proiezione romantica… che tuttavia era importante per me, fino a quel momento, pur avendo avuto molte relazioni e anche un matrimonio e un figlio, non l’avevo mai vissuta pienamente, non mi era mai capitato niente di simile.

    P: e essere romantici nella comune era davvero difficile, soprattutto ai tempi del Ranch (la grande comune di Osho in Oregon). Per la maggior parte della gente essere romantici significava fare sesso la sera tardi, dopo aver lavorato e meditato molte ore… era sicuramente eccitante, sexy… ma non di certo romantico. E noi siamo entrambi romantici, quindi quella cosa ci legò, ma ci volle un bel po’ prima che potesse fiorire… dopo quel nostro incontro me ne andai e ci ritrovammo a vivere insieme a Zurigo dopo un bel po’ e lì la nostra storia cominciò veramente, anche se eravamo entrambi molto occupati col lavoro e non potevamo davvero “tuffarci” nella relazione. Ma sentivo il potenziale… poteva essere una cosa molto profonda anche se al momento dovevamo andare in profondità con ciò che stavamo facendo e “arrenderci” alla comune e non potevamo realizzare quell’incredibile potenziale. E io fui mandato in un’altra comune e dovemmo separarci. E io andai con altre donne e Svarup con altri uomini…
    Le cose cambiarono quando Osho lasciò il Ranch… chiesi di essere trasferito permanentemente a Zurigo e lì per la prima volta ci ritrovammo con del tempo libero e a poter fare cose come cucinarci una pasta o andare al cinema… ed era oramai un anno che stavamo insieme…

    S: guardando indietro credo che l’esistenza stesse davvero tramando alle nostre spalle… perché non avere la possibilità di “consumare” veramente la nostra unione se non sessualmente, ha fatto sì che nel cuore crescesse sempre più forte il desiderio di qualcosa di più, di più profondo, di misterioso… che non poteva essere consumato, completato e finito tanto facilmente e velocemente. Faceva anche un po’ paura perché significava ammettere il mio desiderio profondo, stavo anelando a qualcosa che non era dentro di me, non ero indipendente…
    E dopo le nostre prime pastasciutte e gite al cinema insieme l’esistenza ci separò di nuovo, la comune si dissolse…
    Premartha andò in Germania per un workshop e io andai in Toscana, vicino a Miasto, per tenere il training di rebalancing con alcuni amici. Lì per la prima volta avevo abbastanza tempo libero da trovarmi faccia a faccia con il mio desiderio e con il fatto che: “Mi manca, mi manca un uomo”. Era come un tuffo in un abisso senza fondo…

    P: e io intanto avevo iniziato una storia con un’altra bella ragazza italiana che avevo incontrato ad Amburgo, ma da qualche parte sentivo che c’era qualcosa di incompiuto… anche se non sapevo se saremmo mai riusciti a vivere la nostra storia al di fuori della comune, faceva paura. E non sapevo nemmeno se non ci eravamo già bruciati quell’opportunità. Ma un giorno Svarup chiamò e l’altra ragazza rispose al telefono. Per S. fu un grande shock, era la prova che oramai non era più reale… ma la ragazza mi disse ella telefonata e io richiamai Svarup e all’improvviso sentii me stesso dire: “Voglio venire in Toscana, voglio incontrarti”. E andai in Toscana… Guadagnavo abbastanza con i gruppi, era la prima volta che i soldi dei gruppi andavano a noi e non alla comune… mi ritrovai con un mucchio di soldi e mi sentii ricchissimo e incontrai Svarup a Firenze. Venne a prendermi… eravamo timidi, non eravamo più in maroon, non avevamo più il mala. Non eravamo protetti… il nostro aspetto era identico a quello di chiunque altro… c’era una forte connessione tra noi, ma anche tanta insicurezza, nel bel mezzo dell’inverno, la Toscana piena di neve… S mi portò alla casa dove viveva con la gente del rebalancing … c’era un grande caminetto, eravamo seduti lì intorno. E c’era la campagna, la notte lunga e buia e cominciammo ad avvicinarci, a parlare… dovemmo parlare molto, raccontarci tutte le ferite, gli abbandoni, le delusioni… c’erano ferite che nella comune non avevamo avuto modo di esplorare… non ce n’era il tempo. E cominciammo anche a fare l’amore più intimamente, con più cuore… forse era davvero una storia d’amore dopo tutto… Forse avremmo avuto la possibilità di farla davvero accadere. A un certo punto mi accorsi che dovevo correre il rischio e invitai Svarup a venire con me. Ed era una cosa grossa, significava un impegno… e lei era in una bellissima situazione con i suoi amici e colleghi del rebalancing, era come portarla via dalla sua famiglia…
    Ma glielo chiesi, sull’erba toscana. E lei disse sì…

    S: e andai nel panico, perché significava lasciare andare le mie sicurezze e seguire un uomo che non conoscevo veramente… Ero in intimità con la sua anima, ero in intimità con il suo corpo, ma non ero sicura di chi fosse come persona e se potevo davvero fidarmi o no. Ma sentivo anche che era la cosa da fare, andare con lui, era come fare un balzo nell’ignoto e arrendermi a un uomo, cosa che non avevo mai fatto prima.

    P: e decidemmo anche di fare la luna di miele, era chiaro che avevamo bisogno di quell’esperienza… Andammo in Grecia, Italia, Francia… Meditavamo insieme e ci conoscevamo, avevamo il tempo di fare l’amore, senza gruppi di mezzo, lunghe mattine… per sintonizzarci l’uno con l’altra…
    Un giorno a Corfù, eravamo sulla spiaggia a fare Vipassana, alternando silenzi e mare, Svarup si incamminò, si allontanò parecchio e potei vederla da lontano e conoscendo la sua storia pensai: “Questa è una donna molto forte, è bella e potente, è una sfida, non è una ragazzina…”. E per un momento panicai: “No, è troppo. Non voglio crescere così velocemente… posso passare da un donna all’altra molto facilmente, come terapista é molto facile, mi muovo da un posto all’altro e conosco un mucchio di gente”.
    Ma proprio quella sua forza era la cosa che mi attirava di più, perché significava che avrei dovuto vivere la mia forza insieme a lei… “Qual è la sfida in questa relazione? È crescere insieme egualmente, non l’uomo che sovrasta la donna… essere capaci di diventare, essere, rimanere noi stessi”. In quel momento sulla spiaggia questa cosa andò molto in profondità e qualcosa in me si rilassò, era una grande opportunità…

    Poi Osho andò a Bombay e ci andammo anche noi… volevamo andare a Goa e continuare la nostra luna di miele, ma qualcuno ci disse che Osho sarebbe andato presto a Pune e andammo ad aspettarlo lì, sarebbe stato un momento speciale, riservato a pochi, da mantenere segreto…
    Era anche doloroso per noi, perchè dovevamo interrompere la luna di miele e arrenderci di nuovo alla comune… sarebbe ricominciato il dilemma… Il maestro o la storia d’amore?

    S: ma forse era di nuovo un dono, una cospirazione dell’esistenza, non raggiungere un punto di completamento, avere il tempo di ricaricare quel desiderio nel cuore… quell’attesa. Dovemmo spostare quell’amore che avevamo l’uno verso l’altra verso il maestro, ed era bello…
    Quel periodo comunque fu difficile per noi, perché l’enfasi era sulla solitudine, nessuno dava molta importanza alle relazioni e a volte ci sembrava quasi di avere una malattia….
    E in quel periodo litigavamo moltissimo… E la nostra stanza era molto vicina alla casa di Osho e quindi ci sentiva e inevitabilmente al discorso della sera ne diceva di tutti i colori sui litigi e le relazioni…
    Ma non ebbi mai la sensazione di dover scegliere tra la relazione e il maestro, anzi… era un grande specchio, un modo incredibile per crescere, incredibile e eccitante…

    P: E talvolta era davvero “imbarazzante” per noi essere in relazione, la sensazione era “Siamo così bisognosi da dover stare in relazione?” La gente ci chiedeva, ogni volta che tornavamo “Siete ancora insieme?” come se non fossimo ancora guariti da una qualche malattia… E a volte avevamo anche noi quell’atteggiamento verso noi stessi: “cosa stiamo facendo?”.
    E non potevamo nemmeno dire, ok siamo attratti solo l’uno verso l’altra, perché eravamo circondati da un mucchio di gente attraente e avevamo in continuazione attrazione per altri… ma comunque, pur senza farne una regola non facevamo mai sesso con altri, e questo approfondì la nostra relazione… anche se alcune volte fummo sul punto di lasciarci.
    Era bello essere con Osho in quella fase… era bello e molto intenso.. di fatto eravamo molto separati, avevamo anche due lavori diversi e non avevamo tempo per stare insieme e giocare, se non il gioco collettivo insieme a tutti gli altri… e poi al mattino e alla sera al discorso eravamo entrambi di fronte a Osho, ognuno con la sua connessione individuale con Osho eppure eravamo insieme in questo viaggio… a condividere il dolore e l’estasi… A un certo punto Osho chiese a tutti quanti di provvedere al proprio sostentamento, la comune non avrebbe più mantenuto nessuno, eccetto alcuni. Noi in quanto terapisti avremmo potuto essere tra quei pochi ma preferimmo essere indipendenti… e cominciammo a organizzare i gruppi a Miasto e a Colonia… e fu molto bello perché viaggiavamo insieme nel mondo dove ci rendemmo conto di che dono fosse stato esserci trovati insieme nella comune… quando ci sei dentro non te ne rendi conto, è come il pesce nell’acqua… ma nel mondo ci trovammo così pieni di tesori… e avevamo il tempo di stare insieme e di essere davvero intimi.

    S: Ed era bello tornare ogni volta a Pune. Anche se era un trauma perché sapevamo che una volta varcati i cancelli ci saremmo persi, in un certo senso, amche se ci ritrovavamo ogni sera, dormivamo nella stessa stanza, sempre (anche questo era strano agli occhi degli altri!!!).
    Facevamo lo stesso lavoro, entrambi tenevamo gruppi di Primal e Tantra, ma non potevamo lavorare insieme, al tempo alle coppie non era concesso, anche se a volte ci passavamo le persone… ma non potevamo stare nella stessa stanza…
    E il trucco funzionava. Entrati in camera da terapia dovevamo abbandonare completamente ogni questione personale e lasciare che qualcosa di più grande potesse accadere…qualcosa che chiamavamo Osho.
    Quindi eravamo portati ai nostri limiti ed era difficile, ma anche una benedizione, un grande insegnamento, perché ci ha insegnato a fare un passo indietro rispetto a noi stessi, a disidentificarci, e al tempo stesso a lasciare che il cuore rimanesse aperto… non era possibile fare quel lavoro con il cuore chiuso.
    Era davvero un aprirsi e un richiudersi, entrare e uscire…. Una grande scuola di flessibilità emotiva e psicologica!!!
    E comunque non perdemmo mai il senso dell’umorismo… cioè di non prenderci troppo sul serio e goderci le piccole cose della vita, senza diventare troppo religiosi…

    P: una cosa che imparammo in quel periodo fu il rispetto l’uno per l’altra, per le rispettive individualità. Era l’unico modo in cui potevamo farcela a stare insieme… anche se molte volte litigavamo e non ci rispettavamo. Dovevamo metterci alla prova, eravamo stressati, a volte non avevamo altro modo di connetterci che la rabbia. Perdevamo l’amore in certi momenti, ma non il rispetto di fondo che rimase e grazie a dio crebbe anche.

    S: qualche anno dopo che Osho lasciò il corpo arrivò il momento in cui ci sentivamo più attratti dalla vita nell’Ovest o comunque fuori dalla comune piuttosto che dentro e si espresse con un grande desiderio di scrivere un libro… dopo varie vicissitudini pubblicammo il libro e dovemmo anche lasciare la nostra bella casa a Puna, perchè il padrone di casa decise di venderla… e contemporaneamente incontrammo i Greci, cioè la gente del centro Afroz a Lesbo, che ci contatarono per organizzare dei gruppi e che non sapevamo ancora sarebbero diventati la nostra futura famiglia…

    P: quando andammo in Grecia il direttore del centro ci fece vedere dei pezzi di terra da comprare che erano ancora a un prezzo decisamente accessibile… non avevo mai pensato di vivere in Grecia, l’idea era di vivere in Italia, la Grecia mi sembrava troppo estrema, troppo lontana. Ma Svarup si innamorò di un pezzo di terra su una collina che si affaccia sul mare… e in due ore concludemmo l’affare, lo comprammo e io entrai nel panico perché mi sembrava davvero che fosse troppo, già avevamo scritto un libro insieme e ora anche la terra… e non sapevamo cosa farne… il direttore di Afroz ci consigliò di costruirci una casa per le vacanze, visto che in Grecia ci andavamo spesso per lavoro. E un amica si offrì di fare il progetto gratis, ma era un progetto destinato ad espandersi nel giro di anni, noi in fondo volevamo solo una casina per le vacanze… e insomma dopo 6 mesi aveva costruito tutto e ci trovammo questa meravigliosa casa sulla cima di una collina e lo sguardo sul mare…

    S: aveva fatto anche il roseto… e per noi, dopo tanti anni di viaggi con il maestro era davvero un atterraggio spaventoso… avere non solo il tempo per stare insieme, ma anche una casa, un cane, un gatto, andare a fare la spesa dal verduriere. Avere una vita normale. Per noi fu grande quanto incontrare il maestro, era incontrare il maestro in un’altra forma, nella forma della vita. E ce lo stiamo godendo, a volte mi sembra di essere due bambini che fanno finta di essere cresciuti in questo grande mondo… e a volte mi sembra che ci stiamo davvero godendo la vita per quello che è, avendo imparato come celebrarla e come celebrare tutto ciò che abbiamo raccolto in questi anni di ricerca, di viaggio, di avventura… e essere in questo viaggio insieme è meraviglioso.

    P: io per un bel po’ ho avuto delle resistenze verso questa casa… e a un certo punto fu chiaro che avremmo dovuto sposarci per questioni amministrative… fu una grossa crisi, mi sembrò davvero di tradire Osho, la comune, quegli anni… per un po’ ci separammo anche. Per sei mesi fu un inferno e tutte le cose terribili che Osho aveva detto del matrimonio…
    Ma invece quando il matrimonio si avvicinò, circa un mese prima, siamo entrati un’atmosfera dorata… era come stare vicino a Osho, solo stando vicino a Osho avevo avuto quella sensazione, era come una nuova iniziazione… forse era quel desiderio profondo di stare insieme che all’inizio non avevamo potuto soddisfare, forse era il desiderio di celebrare il nostro amore, il nostro stare insieme, il nostro impegno reciproco… non l’avevamo mai fatto, celebrare il fatto che “Sì, noi stiamo insieme!”. Anzi ci eravamo sempre sentiti un po’ in colpa, vergognandoci, per essere stati insieme, a quel punto ben 18 anni!!! E trovarci a quel punto a dire: “siamo insieme da 18 ani e ora ci sposiamo” che significa per noi: “vogliamo continuare questo viaggio insieme, è bello, è intenso, è profondo, è terribile, è doloroso, è meraviglioso…”. Dichiarlo per me, era più che altro un problema mio, tipicamente maschile… – è stato difficile…

    E il giorno in cui ci siamo sposati è stata un’esperienza dorata, morbida, liquida… un incredibile amore si riversava su di noi… potevamo dirlo, ce l’abbiamo fatta, abbiamo attraversato l’inferno, ma ce l’abbiamo fatta… ci ha sposati Samadan, un sannyasin, e c’erano solo sannaysin, niente famiglia, e la musica del modo di Osho e naturalmente quote di Osho…

    S: in municipio, col sindaco in fascia tricolore che ballava a tempo di ‘say yes say yes….”. Tutti gli impiegati erano elettrizzati… e entusiasti. È stato un matrimonio all’insegna di Osho.

    P: e quell’atmosfera dorata ci ha accompagnati al nostro ritorno in Grecia. E a quel punto mi accorsi di amare la casa… Ero sorpreso, che l’esistenza di avesse messo come dentro a una barzelletta… sposati contro la nostra volontà ed era diventata un’esperienza incredibile, assolutamente ordinaria, ma speciale.
    Oramai abbiamo più di 50 anni, stiamo invecchiando e vediamo che c’è sempre più gente che è pronta ad avventurarsi in una relazione, a usarla come una meditazione per andare in profondità con se stessi.

    S: ed è bello perché possiamo dire loro – ed è un onore, un privilegio, un dono potere condividere la nostra esperienza con amici più giovani – poter dire loro: “Rilassatevi l’uno con l’altra… non scambiate il “dramma” con l’intensità, l’intensità può essere un fenomeno molto silenzioso, sottile e profondo e accade quando vuole accadere, voi potete solo cavalcarlo… ma godetevi il fatto di essere insieme e rilassatevi insieme, perché tanto la vita vi porta dove vuole che siate”.